4 Marzo 2026
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Audizione in Parlamento del presidente dell'Ordine

Una giornata in memoria dei giornalisti uccisi

una giornata in memoria dei giornalisti uccisi

redazione

Sono 31 i giornalisti uccisi “perché cercavano la verità”, ricorda Carlo Bartoli (presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti), nell’audizione in Parlamento per il varo della Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa dello svolgimento della loro professione”.

Le vittime facevano inchieste sulla criminalità organizzata, su vicende oscure della nostra Repubblica, sulle tragedie in zone di conflitto. Le loro storie sono esempio di quel giornalismo che spesso viene osannato a posteriori, ma che è oggetto di violenti attacchi nel momento in cui porta alla luce fatti e situazioni sgradite, soprattutto ai potenti di turno”.

Dieci di loro morirono brutalmente “perché avevano puntato sulle connessioni e le coperture con mondo della politica e degli affari con la criminalità organizzata”. Due per mano delle Brigate Rosse (che attentarono anche all’ex presidente dell’Ucsi Emilio Rossi, allora direttore del Tg1). Diciannove quelli uccisi negli scenari di guerra o in zone di conflitti armati.

Bartoli ha elogiato i “giornalisti d’inchiesta”, perché “l’inchiesta, al di là dei contesti, è l’espressione più alta e più rischiosa del giornalismo”.

Ha ricordato il recente attentato a Ranucci, le minacce, le aggressioni, le intimidazioni, anche quelle giudiziarie. I vertici della categoria ne hanno parlato di recente anche al presidente Mattarella e ai presidenti di Camera e Senato.

Ecco allora perchè assume un significato importante anche questa imminente celebrazione della Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa dello svolgimento della loro professione.