26 Aprile 2026
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Adesso lo certifica anche l'Istat

Diminuisce l’interesse per l’informazione

Istat: cresce il disinteresse per l'informazione

Franco Maresca

Le avvisaglie c’erano già: stiamo assistendo, anche secondo l’Istat, ad «un calo lento e costante» dell’interesse pubblico verso l’informazione.

Tutto comincia dopo il grande picco degli anni Novante. «Quasi il 40% della popolazione ascoltava regolarmente la radio, e tra il 1965 e il 1994 i lettori di giornali erano cresciuti dal 31,6% fino al 64,6% delle persone di almeno 11 anni».

La situazione si è ribaltanta completamente e adesso svende anche la tv. «Gli spettatori regolari della televisione scendono sotto il 70%, quelli della radio sotto il 30% e i lettori dei quotidiani diminuiscono al 26%».

Tutta colpa del digitale e dei social? Certo, in un quarto di secolo internet è passato dal 20% all’80%. Ma c’è anche un accentuato e progressivo disinteresse verso l’informazione approfondita, di qualità. Un fenomeno che deve preocccupare (e non poco). Una situazione che certamente diventerà ancora più grave con il dominio dell’intelligenza artificiale.