La Corte di giustizia dell’Unione europea ha dato ragione all’Agcom e ha stabilito che gli Stati membri possono riconoscere agli editori «il diritto a un’equa remunerazione da parte delle piattaforme online che utilizzano i loro contenuti».
Meta aveva impugnato i criteri definiti per «un’equa remunerazione», definendola incompatibile con la direttiva sul diritto d’autore e con la libertà d’impresa».
Secondo la Corte di giustizia invece questi obblighi, che rafforzano la tutela degli editori, «consentono di instaurare un giusto equilibrio tra la libertà d’impresa, da un lato, e il diritto di proprietà intellettuale, nonché il diritto alla libertà e al pluralismo dei media, dall’altro».
Immediata la nota di soddisfazione della Fieg.

