8 Settembre 2026
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L'accusa alle big tech è di prelevare contenuti per addestrare le macchine senza tutelare il copyright

La rivolta degli editori americani contro l’AI

la rivolta degli editori americani contro l'AI

redazione

L’intelligenza artificiale “aggira” il copyright? Ne sono sempre più convinti gli editori americani, che stanno moltiplicando le proprie cause legali contro i colossi dell’AI.

I nuoci strumenti, scrivono in una delle ultime denunce sintetizzata dall’Ansa, sono come “un serpente che si morde la coda», capace di sfruttare i contenuti giornalistici originari compromettendo le fonti di finanziamento dei produttori di notizie”.

Per raccogliere sistematicamente i contenuti, aggirando il “paywall”, secondo gli editori americani ci sono sistemi evoluti. In questo modo però fanno diminuire alle testate traffico e introiti pubblicitari, perché gli utenti molto spesso si accontentano delle risposte sintetiche che offre loro l’’AI.

La questione è difficilmente risolvibile. Il presidente degli Stati Uniti sostiene ad esempio che “limitare l’addestramento dell’IA ostacola progressi”. Ma resta una grande questione economica globale: chi ripaga editori e giornalisti di tutti i contenuti “sottratti” per l’apprendimento dell’intelligenza artificiale? E come si fa a difendere il lavoro di chi questi contenuti li produce, cioè il giornalisti, e li diffonde (gli editori)?