27 Settembre 2026
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Nel giorno della visita di Papa Leone, apriamo su questo sito un confronto sul modo di comunicare in tv e sui giornali un'esperienza come quella della grotta di Massabielle

Come la racconto Lourdes?

il santuario di Lourdes

Antonello Riccelli

Sono stato molte volte a Lourdes. La prima, a 13 anni, fu quasi per caso, accompagnando da “volontario” un viaggio della mia diocesi. Mi apparve un mondo strano, mi sembrarono due luoghi in uno: rosari, madonnine e gadget di ogni tipo fuori, oasi di silenzio e preghiera dentro. Lo spartiacque era quella grande cancellata del santuario, che racchiude come in uno scrigno la grotta delle apparizioni.

Ci sono tornato ancora, spinto anche dall’esempio del mio vecchio parroco che ogni anno, l’11 febbraio, sfidava il freddo e la distanza pur di arrivare alla grotta. Da quando ho cominciato il mio lavoro da giornalista mi sono anche chiesto: «Come andrebbe raccontata davvero Lourdes?». E un’esperienza così «è possibile trasferirla senza enfasi né retorica in un servizio televisivo o in un articolo del giornale?»

In questa domenica di fine settembre, nella quale Papa Leone è a Lourdes, quelle domande mi sono tornate in mente. Anche perché questa visita in Francia del pontefice è un fatto globale e ha suscitato grande attenzione da parte di tutti i media.

Io non ho la risposta certa, non so indicare la chiave giusta per “raccontare” quello che accade. E non mi dilungherò nel descrivere quello che ho provato io, leggendo le cronache degli inviati o vedendo i servizi dei telegiornali.

Preferisco che si apra un confronto, proprio su queste pagine web: «Come la racconto Lourdes?»

La domanda vale anche per gli altri luoghi della fede e della tradizione. E molti dei giornalisti che ci leggono, nel loro lavoro quotidiano, si trovano proprio a descrivere queste realtà, anche locali. Emergeranno testimonianze interessanti, ne sono certo. Che potranno anche aiutare a migliorare il lavoro di tutti.