17 Ottobre 2026
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Sembra una formuletta. A capirla bene, è una “rivoluzione” copernicana. E impone delle scelte anche ai giornalisti

La verità? Un bene comune!

la verità è un bene comune da condividere

Alessandro Andreini

La verità? Un bene comune! Sembra una formuletta, ma è una rivoluzione copernicana.

L’ha introdotta papa Leone XIV nella sua ultima, magnifica enciclica. A partire da un’affermazione fulminante che manda in soffitta secoli di inquisizione: «la verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere» (MH 25)!

Basta, insomma, con i metodi di intolleranza e persino di violenza nel servizio alla verità. È tempo di «ritrovare la via evangelica dell’annuncio mite e della verità che non si impone, rinunciando per sempre a sollevare proditoriamente la bandiera del possesso della verità. Perché, appunto, la verità è un bene da condividere.

La verità, come bene comune, appartiene a tutti

La verità non appartiene a nessuno perché appartiene a tutti, la si trova nella misura in cui la si cerca insieme. Non si tratta, lo insegnava sapientemente papa Francesco – e papa Leone sviluppa da par suo quell’intuizione –, di occupare spazi di potere o presidiare roccaforti culturali, ma di avviare processi di bene e lasciarli maturare. «Analogamente, la verità del Vangelo non si impone dall’alto, ma cresce nel tempo, dentro l’intreccio concreto delle vite, delle comunità e delle culture. È una verità che non teme la diversità, ma la accoglie e la ordina; che non elimina i conflitti, ma li trasfigura; che ricompone ciò che la storia tende a disperdere».

Da qui anche l’immagine cara a papa Francesco del poliedro, una figura dalle molte facce, nelle quali si riflette, da angolature diverse, la stessa verità del Vangelo.

Il ricentramento della professione del giornalista

Per noi giornalisti, ma anche per educatrici ed educatori, operatrici ed operatori sociali, preti, è davvero un rovesciamento di prospettiva. E un opportuno ricentramento del mestiere. È ancora papa Leone a precisarlo: «la verità dei fatti possiede una dimensione razionale, poiché richiede verifica, riscontro delle fonti e responsabilità argomentativa» (MH 132).

In un certo senso, è quello che abbiamo sempre cercato di fare. Ma non basta, perché la verità è anche e soprattutto relazionale, appunto, un bene comune. E «si costruisce attraverso legami di fiducia e pratiche condivise, in un confronto onesto con gli altri e con il mondo.

Solo la ricerca condivisa della verità dei fatti, assunta come bene comune, può fondare una comunicazione giusta» (ivi). Siamo dentro un grande cantiere, insomma, dove si lavora insieme, senza primati o precedenze perché, di fatto, qualsiasi accelerazione corporativa allontana la meta. Siamo tutti in cammino: sarà il caso di imparare a stare al passo gli uni degli altri.