22 Ottobre 2026
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Una nota dell'Ucsi Lombardia dopo gli incidenti nelle strade di Milano (e non solo). "il diritto di cronaca non cancella il dovere di tutelare i minori"

Minori e cronaca, la deontologia non va in vacanza

la deontologia non va in vacanza

Ucsi Lombardia

Dai disordini di Milano avvenuti nel fine settimana del 17-18 ottobre 2026, una lezione che non possiamo ignorare: il diritto di cronaca non cancella il dovere di tutelare i minori.
Ci risiamo. Non manca occasione, durante corsi di formazione e incontri dedicati alla deontologia, per richiamare solennemente le Carte professionali e i principi che dovrebbero guidare il nostro lavoro. Poi, di fronte alla cronaca, quegli stessi impegni sembrano improvvisamente dimenticati.
È quanto sta accadendo dopo i disordini e i saccheggi avvenuti a Milano lo scorso fine settimana, con la diffusione di immagini e video che rendono riconoscibili alcuni dei ragazzi coinvolti, anche quando il volto appare parzialmente coperto. Tra i minorenni identificati c’è anche un bambino di appena undici anni.
Come UCSI Lombardia sentiamo il dovere di richiamare colleghe e colleghi al rispetto delle regole deontologiche e delle responsabilità morali che accompagnano l’esercizio della professione. Non si tratta di attenuare la gravità dei fatti, né di negare il diritto dei cittadini a essere informati. Si tratta di ricordare che la cronaca non può trasformarsi in una pubblica esposizione dei minori, né la ricerca di immagini capaci di attirare l’attenzione può prevalere sulla tutela della loro dignità.
L’articolo 5 del Testo unico dei doveri del giornalista richiama espressamente l’applicazione della Carta di Treviso. I suoi principi sono inequivocabili: il giornalista non pubblica i nomi dei minori coinvolti in fatti di cronaca e non fornisce particolari che possano condurre alla loro identificazione.
L
a tutela riguarda anche i fatti che non hanno specifica rilevanza penale. E vale per ogni mezzo di informazione, compresi siti web e social network.
Non basta, dunque, oscurare un nome. Una fotografia, un volto riconoscibile, un particolare del contesto o la combinazione di più informazioni possono rendere identificabile un bambino o un adolescente. La circolazione digitale, inoltre, prolunga nel tempo l’esposizione e le possibili conseguenze di una pubblicazione.
La Carta di Treviso ci ricorda che il superiore interesse del minore deve essere considerato
prioritario rispetto al diritto di critica e di cronaca. Ogni eventuale deroga richiede una valutazione rigorosa dell’interesse pubblico e, soprattutto, dell’interesse oggettivo del minore. Non è sufficiente che un’immagine sia già circolata in rete perché diventi automaticamente legittimo riproporla.
La domanda che dobbiamo porci, prima di pubblicare, è semplice: questa immagine o questo dettaglio sono davvero indispensabili per comprendere la notizia? Oppure contribuiscono soltanto a esporre un minore alla curiosità pubblica, alla stigmatizzazione e a conseguenze che potrebbero accompagnarlo per anni?
Non possiamo invocare le regole deontologiche nelle aule della formazione e dimenticarle quando la pressione della cronaca impone velocità, visibilità e competizione. La responsabilità del giornalista si misura soprattutto in questi momenti, quando la scelta di non pubblicare un’immagine o un particolare identificativo è più difficile, ma necessaria.
Come UCSI Lombardia chiediamo a tutti gli operatori dell’informazione di verificare i contenuti già pubblicati, di rimuovere o rendere non identificabili le immagini che espongono indebitamente i minori e di prestare la massima attenzione anche alla condivisione di materiali provenienti dai social.
Ancora una volta rischiamo di scrivere una brutta pagina per la nostra categoria. Informare significa raccontare i fatti e accertare le responsabilità, non consegnare bambini e adolescenti a una gogna mediatica. La deontologia non è un adempimento da ricordare durante i corsi: è una responsabilità da esercitare ogni giorno, soprattutto quando i protagonisti della cronaca sono i più giovani.