Quando mancano poche ore al via dell’edizione 2026 della scuola di formazione di Assisi, abbiamo intervistato per il nostro sito il presidente dell’Ucsi, Vincenzo Varagona. Con lui abbiamo parlato di formazione e non solo.
In un momento di evidente crisi della professione, perché l’Ucsi crede così tanto nella necessità di formare i giovani giornalisti?
Fare formazione significa generare speranza. Speranza non significa aspettare, ma lavorare con un orizzonte. Il nostro orizzonte è uno stile professionale che riesca a ricreare un rapporto di fiducia con i cittadini.
Per molti di questi giovani le prospettive di lavoro non sono facili: rischiamo così di perdere una intera generazione di giornalisti?
Onestamente, non lo so. Ma spero di no. Sicuramente le prospettive occupazionali sono fumose, incerte, ma non me la sento di scoraggiare nessuno dal tentativo di intraprendere questa strada. Poco tempo fa avrei risposto con il ritornello della canzone di Morandi: “Uno su mille ce la fa…” Questi anni di impegno in Ucsi mi hanno invece motivato a credere che una nuova strada è possibile.
Preoccupato delle tensioni che ci sono tra Ordine e sindacato sui nodi della riforma?
Preoccupato per la fragilità della categoria, che – in crisi – non riesce a trovare unità. Abbiamo un contratto scaduto da 12 anni e l’unico modo per ritrovarlo è farci trovare forti. Così la riforma di una legge che ha 63 anni e li dimostra tutti. Rinfacciare al sindacato lo stallo sul contratto non l’ho trovata una mossa vincente. Allo stesso tempo, governare un Ordine in cui pullulano mille forme di giornalismo non è facile, è necessario fare delle scelte, anche coraggiose.
Come si articola quest’anno la scuola? E che novità presenta?
Dedichiamo, innanzitutto, la scuola a Santa Chiara, patrona della tv. Lavoreremo su alcuni temi nodali: intelligenza artificiale, la salute della professione e il suo ruolo nella democrazia e il nostro progetto, le 5M per un giornalismo responsabile. Presenteremo il nuovo position paper e le carte delle 5M, realizzate in partnership con Anspi: uno strumento laboratoriale da utilizzare nelle scuole, negli oratori e in qualcunque ambiente educativo, soprattutto familiare.
Prima a Fiuggi, poi ad Assisi: perché adesso la scelta della città di san Francesco?
Abbiamo trovato un’accoglienza straordinaria in questa città dai mille significati. Il Comune ci ha assegnato una sede, grazie all’allora sindaco, Stefania Proietti, che oggi è presidente della Regione e sabato sarà con noi.
Cosa resta ai partecipanti dopo un’esperienza come questa?
Ogni anno facciamo fatica ad accettare tutte le richieste di partecipazione. Ci dicono che raramente hanno vissuto momenti formativi così ricchi, ma soprattutto momenti di vita comunitaria calda e intensa. Lavoriamo molto sulla relazione personale e invitiamo i ragazzi a farlo anche nel loro lavoro, presente e futuro.
Qui è nato anche il progetto delle “5M”, che ormai ha assunto una dimensione europea…
L’11 dicembre avremo a Milano un evento promosso con il Parlamento europeo. Abbiamo invitato europarlamentari di tutti i gruppi, proprio per inserire questo progetto in un circuito europeo. Stiamo lavorando a una versione inglese sia del position paper, sia delle carte. È una scommessa, speriamo di vincerla. Attorno vediamo tanto entusiasmo.
Quello della formazione, anche attraverso questa iniziativa, era uno dei primi punti condivisi del congresso Ucsi di Torino del gennaio scorso. L’associazione continuerà su questa strada?
È la strada principale, l’autostrada che stiamo percorrendo. Le risposte che ci arrivano sono molto incoraggianti. Il corso on line on demand organizzato con il Constructive Network nella piattaforma formazionegiornalisti.it in un anno è stato frequentato da circa 8000 colleghi. Il libro Giornalismo come relazione pubblicato con Pacini editore ci viene continuamente richiesto. In questa autostrada i nostri caselli sono le regioni, siamo usciti ad ognuno di questi svincoli, fermandoci a parlare ma soprattutto ascoltare. Questo scambio ci tiene ogni giorno più vivi.


