12 Aprile 2026
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L'iniziativa di Ucsi Toscana per celebrare la 'Pasqua del giornalista'

A Pisa il confronto sul linguaggio tra Chiesa e mondo

Alla Pasqua del giornalista di Ucsi Toscan confronto sul linguaggio della Chiesa

Giancarlo Polemghi

Si è svolto sabato 11 aprile, nella Sala delle Lauree del Palazzo arcivescovile di Pisa, l’incontro promosso da Ucsi Toscana, insieme a Toscana Oggi, Radio Incontro e Ufficio diocesano delle comunicazioni sociali. “Benedetto ecclesialese, il linguaggio del mondo e quello dell’altro mondo”. L’occasione è stata la “Pasqua del giornalista”, che l’associazione ha voluto celebrare qui,

Sono intervenuti, davanti ad una quarantina di giornalisti toscani, l’arcivescovo di Pisa, Saverio Cannistrà, e il presidente di Ucsi Toscana, Giacomo Cocchi, con la conduzione di Andrea Bernardini (Toscana Oggi) e Carina Cherubini (Radio Incontro).

Ad ispirare l’incontro il libro di Roberto Beretta (“Il nuovo piccolo ecclesialese illustrato”) in cui il giornalista di Avvenire censisce ben 244 termini del gergo della Chiesa.

Il confronto sul linguaggio della Chiesa

Cannistrà, filologo, ha sottolineato che il linguaggio “rivela la personalità” e che alcuni appellativi ecclesiastici, come “eccellenza” ed “eminenza”, appartengono ad altri tempi: per questo lui, che pure non si ritiene un iconoclasta, preferisce essere chiamato “Padre Saverio”. Il ricorso a un gergo tecnico, ha avvertito, è sempre rischioso perché può allontanare dalla comprensione delle persone comuni.

Richiamando l’“antilingua” descritta da Italo Calvino, presente non solo nella burocrazia ma anche nei linguaggi specialistici, l’arcivescovo ha indicato alla radice il vizio di non aderire alla vita, talvolta per paura dei suoi cambiamenti. Da qui anche il riferimento a papa Francesco e al suo stile diretto, capace di aprire spazi, segnato dalla contaminazione tra spagnolo e italiano dell’Argentina e da una forte impronta personale. Attenzione, però, a “tradurre” le parole della fede in un giornalismo fatto di stereotipi: alcuni termini, pur difficili, non vanno abbandonati, ma spiegati.  Tra questi, “kerigma”, il “primo annuncio” cristiano, distinto dal percorso catechetico di chi ha già intrapreso la conversione.

Le parole non sono mai innocue e, ha detto Cocchi, il giornalista cattolico deve prima di tutto ricordarsi di usare correttamente la lingua dei media, ma senza perdere in profondità e precisione quando racconta la fede.

Cannistrà in conclusione ha detto che sarebbe utile confrontare il linguaggio della chiesa cattolica italiana negli ultimi cento anni analizzando i testi provenienti dai vescovi più significativi del recente passato per metterlo a confronto con il linguaggio di ora. Uno studio sulla lingua della fede in Italia, a partire dal Cantico delle creature di San Francesco per arrivare fino ai giorni nostri, sarebbe oltremodo interessante, per identificarne i filoni stilistici e le loro potenzialità.

Gli altri momenti della Pasqua del giornalista di Ucsi Toscana

Alla fine dell’incontro, i giovani volontari della comunità di Pietre vive (che a Pisa fa riferimento alla chiesa universitaria di San Frediano) hanno guidato piazza dei Miracoli e in particolare nel duomo dedicato a santa Maria Assunta. Qui, all’altare del Santissimo Sacramento, don Alessandro Andreini, assistente dell’Ucsi della Toscana, ha presieduto una concelebrazione eucaristica. Concelebrante: don Luca Baù, direttore dell’ufficio diocesano delle comunicazioni sociali.

La Pasqua del giornalista si è conclusa a tavola. Una ulteriore occasione di confronto e crescita comune.

Alla Pasqua del giornalista di Ucsi Toscan confronto sul linguaggio della Chiesa

foto di Giancarlo Teta