12 Maggio 2020
Share

Anche per i giornalisti valgono le regole di sicurezza. Ma il loro è un lavoro

Si è parlato molto in questi giorni di Silvia Romano, la cooperante rapita in Kenya e poi liberata dopo un anno e mezzo di prigionia. Fa discutere anche un aspetto marginale della vicenda: l’assembramento di fotografi, operatori, giornalisti davanti a casa sua per il suo rientro a Milano.

redazione

I social network si sono riempiti di polemiche anche su questo, qualcuno ha ironizzato sul fatto che gli stessi giornalisti avessero criticato gli aperitivi sui Navigli di qualche sera prima. Nel dibattito è intervenuto anche il sindaco Sala (nella foto).

E così il presidente dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, Paolo Perucchini, ha replicato: “I giornalisti stanno lavorando e non sono sui Navigli a prendere l’aperitivo. Se si conviene su questo elemento base, il caldo invito di tutti, in questo periodo di emergenza Covid-19, è quello di cercare di rispettare al massimo le disposizioni sanitarie previste in questo frangente”.

Prosegue la nota: “I giornalisti e gli operatori dell’informazione non vanno né colpevolizzati né additati come irresponsabili quando, nel cercare di fare il loro lavoro – informare i cittadini – si ritrovano anche in tanti a meno di un metro di distanza l’uno dall’altro”.

In goni caso Perucchini precisa che “va preteso il rispetto delle disposizioni previste dal Protocollo di sicurezza Covid-19 dei lavoratori condiviso dal ministero della Salut”. Insomma che “qualora l’attività lavorativa imponga una distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è necessario l’uso delle mascherine e di altri dispositivi di protezione conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie”.