C’era arrivata prima la Corte europea per i diritti dell’uomo poi la Cassazione non ha potuto fare diversamente e si è allineata. Un recente pronunciamento ha dunque stabilito che sono vietate le perquisizione ai danni dei giornalisti se queste sono finalizzate a scoprire le fonti di notizie. Tutto scritto nelle motivazioni della sesta Sezione penale della Cassazione, con sentenza n. 24617/2015 depositata il 10 giugno 2015, che ha dovuto mettere la parola fine sulle perquisizioni autorizzate ai danni del giornalista del Corriere della Sera, Sergio Rizzo, il quale aveva pubblicato alcuni anni fa uno sfogo del pm di Campobasso, Fabio Papa, che denunciava collusioni e fatti poco onorevoli che riguardavano i suoi colleghi magistrati che sarebbero accaduti in quella regione.La Corte ha confermato che l’indiscriminato sequestro del computer o anche solo di copia del suo intero contenuto, salvo casi eccezionali, viola il principio di proporzionalità, al pari del sequestro di un intero archivio cartaceo, ciò specie ove lo strumento appartenga a un giornalista e il sequestro sia il mezzo per effettuare un’indebita attività esplorativa sui suoi segreti. Dopo la riforma del 2008 il codice esclude i sequestri indiscriminati di interi sistemi informatici a meno che ciò non avvenga in presenza di determinate e giustificate condizioni. In definitiva il diritto-dovere al segreto del giornalista e il limitato ambito in cui può essere escluso costituiscono un limite alla ricerca dei dati identificativi della fonte della notizia. La Corte ritiene, perciò, illegittimo il provvedimento che dispone la ricerca e l’eventuale sequestro di documenti per individuare la fonte del giornalista. (PRIMADANOI)

