3 Dicembre 2014
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CHIESA E MEDIA: LIBRO MILONE, INTERVENTI MONS POMPILI (CEI) E MORGANTE (TGR RAI)

04260017ae374e3b025f75b6ef9df51c-13616-d41d8cd98f00b204e9800998ecf8427e “Liberazione, femminilizzazione, trasformazione”. Con queste tre parole monsignor Domenico Pompili, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, ha sintetizzato la “rivoluzione comunicativa” operata da Papa Francesco nella Chiesa. In primo luogo – ha detto Pompili, intervenendo a Roma alla tavola rotonda sull’informazione religiosa organizzata dall’Ucsi in occasione della pubblicazione del libro “Pronto? Sono Francesco” (Lev), di Massimo Milone . L’incontro e’ stato moderato dal presidente dell’Ucsi Andrea Melodia. Bergoglio ha operato una “liberazione”- ha aggiunto Mons. Pompili – perché “ha dissequestrato la Parola riportandola dentro i gangli vitali della Chiesa e della società, esattamente come faceva all’origine il Maestro”. C’è poi la “femminilizzazione” del linguaggio, cioè il ritorno al “linguaggio materno” come “forza generatrice” della Chiesa, come “possibilità nuova d’incontro con la gente di oggi, che ha bisogno di sostegno e d’incoraggiamento: perché la comunicazione avvenga, c’è bisogno di creare le condizioni di un’ospitalità reciproca”. Il terzo effetto della rivoluzione comunicativa di Francesco, ha concluso mons. Pompili, è “la trasformazione dell’informazione all’interno della Chiesa, che ha costretto velocemente quest’ultima a cambiare il suo linguaggio nel senso dell’essenzialità e della sobrietà”. Proprio come è accaduto al Sinodo e sta accadendo nel cammino di preparazione del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze.
 “La formazione è determinante, strategica per esercitare questo mestiere”. Ne è convinto Vincenzo Morgante, direttore delle testate giornalistiche regionali (Tgr) della Rai, Il compito del giornalista, ha ricordato Morgante, “è quello di mettere insieme gli eventi, dare loro una gerarchia e dare la possibilità di formarsi un proprio punto di vista”. Requisito essenziale, per Morgante, l’umiltà, “in un mestiere che spesso dà alla testa, specialmente a chi va in video, che rischia di dimenticare che noi giornalisti siamo lì per offrire un servizio agli altri e non per diventare i protagonisti dell’informazione”. L’esempio da seguire è quello del Papa, “grande comunicatore” che “riesce ad affrontare temi importanti con grande semplicità, partendo dai gesti”. (AGENSIR)