(INTERVENTI ANCHE DI NAVARRO-VALLS, ZWILLING NEW YORK, MARGARET DOHERTY UK, TROUILLER LYON, MONS.POMPILI, CEI)
“Non abbiamo ancora visto tutto della comunicazione di Papa Francesco”. Lo ha affermato il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in un incontro con gli oltre 300 partecipanti al IX seminario professionale sugli Uffici di comunicazione della Chiesa, promosso dalla Facoltà di comunicazione istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce. Riferendosi in particolare ai prossimi viaggi del Papa in Terra Santa e Corea, Lombardi ha infatti parlato di “tappe nuove nella comunicazione del messaggio del Santo Padre verso il mondo”. Per cui, “ci sono ancora tante cose che dobbiamo – credo – imparare e vedere”. Il direttore della sala stampa ha quindi riflettuto sulla spontanietà comunicativa di Francesco, spontaneità “che rompe le barriere” e che rappresenta “un aspetto molto caratteristico” del suo pontificato, insieme allo stile “semplice e concreto”, fatto di parole “efficaci” e “atteggiamenti e gesti molto espressivi”.La relazione conclusiva di questa IX edizione è toccata a Joaquín Navarro-Valls, che per 22 anni ha accompagnato Giovanni Paolo II in veste di portavoce. Parlando su “santità e comunicazione”, ha raccontato la sua esperienza professionale, umana e spirituale vissuta accanto al nuovo Santo, rivivendo anche alcuni dei momenti oggi passati alla storia. In mattinata i partecipanti hanno assistito all’udienza generale in piazza San Pietro, ricevendo il saluto del Santo Padre. La prossima edizione del seminario professionale si svolgerà nel 2016. Nel frattempo, dall’8 al 14 settembre 2014, la Facoltà di comunicazione ospiterà una nuova edizione del “The Church Up Close”, un corso professionale rivolto a giornalisti di lingua inglese che si occupano d’informare sulla Chiesa cattolica. Ulteriori informazioni su questa iniziativa sono disponibili nel sito web: www.church-communication.net
ZWILLING (NEW YORK), “TUTTO DEVE ESSERE PROFESSIONALE”
“Tutto il nostro lavoro deve essere rigorosamente professionale per incontrare le attese di un pubblico esigente”. Non ha dubbi Joseph Zwilling, direttore dell‘Ufficio comunicazione dell’arcidiocesi di New York. Ripercorrendo ieri sera all’Università della Santa Croce la propria esperienza pluridecennale, Zwilling ricorda alcuni “momenti di frustrazione” legati all’impressione “di lavorare con una stampa ostile”, ma avverte: “Collaborare con i giornalisti dando loro un’informazione trasparente anche su temi scottanti o controversi, trattarli come colleghi e non come avversari ci consente far ascoltare la nostra voce anche nelle circostanze più difficili”. Zwilling parla del “privilegio” di aver potuto lavorare “con quattro arcivescovi”, ricorda l’organizzazione della copertura di due visite papali e ammette: “Trattare il tema degli abusi sessuali è stata l’esperienza più difficile nel mio lavoro”. Talvolta, riconosce, “non sappiamo quale sia il modo migliore per raggiungere i destinatari”. Per questo occorre porsi “degli obiettivi strategici”. Zwilling si è detto fiero di Cathlic Channel, canale radiofonico che trasmette 24 ore al giorno, sette giorni a settimana, negli Usa e in Canada, e ha 25 milioni di abbonati. “Non dobbiamo essere l’equivalente audio dell’incenso – ha concluso citando anche il blog del cardinale Dolan – ma vero strumento di evangelizzazione in formato moderno”.
DOHERTY (UK), RACCONTARE LA FEDE CON LE IMMAGINI
Raccontare con le immagini la bellezza della fede e la vita della Chiesa: ne ha parlato ieri sera al panel “Comunicazione della Chiesa: rapporto fra la comunicazione offline e online” (Università Santa Croce) Margaret Doherty, senior media officer della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. Esordendo con le immagini degli abbracci di Papa Francesco ad un bambino gravemente disabile e ad un uomo deturpato da una malattia, Doherty ha assicurato: “Le foto sono importanti, il profilo visivo è fondamentale”. Per questo la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles ha una piattaforma su Flickr dal 2008. Da allora, prosegue la media officer, “abbiamo messo nel nostro sito 90mila foto e abbiamo avuto 8 milioni di visualizzazioni”. “Dobbiamo trasmettere molta energia – dice -, far vedere le nostre storie, illustrarle e non solo raccontarle”. “Le nostre immagini, sempre ad alta definizione, compaiono sulla stampa cattolica di tutto il mondo”. Nel “futuro visivo della Chiesa” l’esperta vede video, immagini infografiche e presentazioni tramite Pinterest, Tumblr, Vine, YouTibe. Indimenticabile, ha sottolineato, “il primo selfie del Papa con i giovani pellegrini di Piacenza-Bobbio, che per il traffico creato ha messo in ginocchio i social network” e, secondo mons. Pompili, “ha espresso senza troppe parole l’immagine di una Chiesa che si mette non di fronte, ma dalla parte dell’interlocutore”. (segue)
TROUILLER (LYON), “NOTEVOLE L’IMPATTO DI PAPA FRANCESCO”
Per Natalia Trouiller, direttrice dell’Ufficio di comunicazione dell’arcidiocesi di Lyon, intervenuta ieri sera al panel “Comunicazione della Chiesa: rapporto fra la comunicazione offline e online”, svoltosi presso la Pontificia Università della Santa Croce nell’ambito del IX Seminario professionale sugli uffici di comunicazione della Chiesa che si chiude oggi, la questione del rapporto tra le due dimensioni della comunicazione è “cruciale, soprattutto per noi cristiani, seguaci di una religione dell’incarnazione”. Sulle reti sociali, ha fatto notare, “si osservano cristiani di ogni età che si confrontano e scambiano esperienze”. Trouiller ha parlato della “solitudine” che può comportare in Francia l’essere cattolici, una solitudine che si combatte anche attraverso i social network. Per la direttrice dell’Ufficio di comunicazione dell’arcidiocesi di Lyon, nel suo Paese i social media hanno aiutato la Chiesa a “farsi sentire”, e “notevole” è stato “sulla Chiesa locale l’impatto di Papa Francesco”. I volumi sul Pontefice, ha detto, trovano posto nelle vetrine delle librerie in mezzo a titoli di tenore del tutto diverso, “cosa mai accaduta prima”. In Francia, ha osservato, “qualcosa sta cambiando”. (segue)
MONS. POMPILI (CEI), “INTEGRARE OFFLINE E ONLINE”
“Bisogna superare il dualismo” tra “dimensione online e dimensione offline della comunicazione”. Lo ha detto ieri sera monsignor Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per le comunicazioni sociali, introducendo il panel “Comunicazione della Chiesa: rapporto fra la comunicazione offline e online”, svoltosi presso la Pontificia Università della Santa Croce nell’ambito del IX Seminario professionale sugli uffici di comunicazione della Chiesa che si chiude oggi. “Due dimensioni – ha avvertito Pompili – da intendersi non come alternative, ma come parti integranti, pur nelle loro differenze, di un nuovo linguaggio”. Non si tratta “di ritornare a prima del digitale, ma di integrare questi nuovi linguaggi nella prospettiva dell’incontro”. E proprio la capacità di “diventare occasione di incontro è ciò che decide della qualità della comunicazione”, ha chiosato, rievocando l’icona del buon samaritano richiamata dal Papa nel messaggio per la Giornata delle comunicazioni. Quel buon samaritano “che riesca a stabilire una comunicazione reale pur essendo il meno ‘titolato’”. “Come essere presenti e consapevoli nel nostro mondo così digitalizzato senza tuttavia perdere il gusto della concretezza? Come porre le nuove e straordinarie possibilità della reta e servizio dell’incontro?”, le domande poste da Pompili ai partecipanti al panel. (SIR)

