26 Aprile 2010
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Chiuso Testimoni Digitali della Cei: In missione nella rete anche se non va dimenticata l’intera informazione. Il Papa ai giornalisti: nutrite la passione per l’uomo.

La Chiesa entra nella rete con spirito missionario con una sorta di nuova Arca di Noe' dove alle coppie di animali si sostituiscono le coppie binarie dell'informatica. Non a caso Benedetto XVI chiudendo nell' aula Nervi il convegno "Testimoni Digitali" promosso dalla Cei ha sottolineato che occorre prendere "il largo nel mare digitale" e che l'ottica deve essere quella della "passione per l'uomo: il faro dei media". Il Papa dopo aver ricordato le "voci cattoliche" che operano in Italia ( dando loro pieno sostegno) ha tracciato anche una nuova rotta:" il mondo della comunicazione - ha detto - entri a pieno titolo nella programmazione pastorale". Su questa stessa linea si erano espressi i vertici della Cei, Il presidente il cardinale Bagnasco (" un'anima cristiana per il mondo digitale", il segretario S.E Crociata (" un linguaggio credente ed un progetto organico per le comunicazioni sociali" e il presidente della commissione cultura S.E .Giuliadori ( " le sfide della rete: nuovo umanesimo ed ecologia dell'ambiente digitale"). Il cardinale Bagnasco, in modo, esplicito ha affrontato le prospettive missionarie, educative ed etiche della rete: " rompere il silenzio - ha detto - su temi come famiglia, solidarieta' per essere sale di sapienza senza conformismi". Ed il sottosegretario Mons. Pompili ha mostrato l'impegno futuro:" chiamati a stare dentro il mondo dei media in maniera responsabile e credibile".

Il web, pero’, non e’ tutta l’informazione. Cosi’ il direttore de “La Stampa”, Mario Calabresi,”L’informazione oggi è gratuita, diffusa da vari media, è ‘nell’aria’, la si può sentire perfino negli altoparlanti al supermercato – ha aggiunto – e c’è la sensazione che sia uguale ovunque. Ma così non è”. Per Calabresi “il giornale è chiamato anche oggi a un compito fondamentale: dare un senso, una chiave interpretativa degli eventi, offrire dei punti fermi sui quali i lettori possono comprendere a fondo la natura degli eventi”. Anche se i giornalisti in questi anni “hanno avuto paura della rete, per la sensazione che sia più veloce di loro, che sia fuori controllo e faccia vincere la superficialità e il sensazionalismo”, è fondamentale che “il giornalista approfondisca le sue categorie di lettura della realtà, senza farsi guidare dalla rete”.

Anche la televisione continuera’ ad avere un futuro: ” la Tv – ha affermato Lorenza Lei, v.direttore generale della Rai – avra’ ancora lunga vita. La vera sfida, pero’, e’ nei contenuti. La partita si gioca apparentemente sul fronte tecnico, ma in realta’ il centro vitale sono le risorse umane a partire dalla creativita’”.

Se il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, ricorda che ” occorre essere faro ed approdo nella corrente” ha anche denunciato una scarsa attenzione dei media ai temi del convegno. ” Giorni di confronto intensi – ha detto – che, pero’, non hanno fatto notizia”. Ed il direttore della sala stampa vaticana, P. Federico Lombardi, ha invitato gli operatori dell’informazione ad essere ” generatori di onde, attori protagonisti in grado di cogliere il positivo del mondo dei media”. Ha dato, pero’, un’altra indicazione per una informazione che oggi e’ sempre sempre piu’ mordi e fuggi, senza controlli : ” testimoni,in grado di non avere nulla da nascondere – ha detto – con coerenza e rigore,, nel rifiuto di ogni ipocrisia e doppiezza”. Ssulla molteplicita’ dei siti ( anche cattolici) ha, poi, affermato con fermezza che essi sono “una grande ricchezza, ma anche una grande babilonia”.

Di sfide ha parlato anche il preside di ” Redemptor Hominis, Mons. Dario Vigano’. Esse – ha detto – devono essere assunte dalla Chiesa come chance in questo caso, si tratta di trasformare i contatti, molteplici e instabili della Rete e del web 2.0 in una modalità di partecipazione affiancando senza mai sostituire la relazione testimoniale, ossia non mediata dagli strumenti”. In linea con questo aspetto del problema il direttore del dipartimento di scienza della comunicazione dell’Universita’ Cattolica di Milano,Francesco Casetti, ha affermato che”Penso all’idea di usare i media come semplici altoparlanti, quasi che parlare ad alta voce ci porti ad essere più persuasivi; o penso all’idea di usare i media come scettri, quasi che brandendoli come segno di potere dia per questo più forza”. Nell’agorà – anche in quella mediatica – non serve imporsi -ha concluso – serve piuttosto esporsi: offrire se stessi e la propria vita; offrire se stessi e la propria capacità di ascolto. Serve appunto testimoniare il faticoso e apparentemente indecifrabile cammino in cui siamo impegnati. Facendolo anche in questo nostro mondo, sempre più orientato a diventare, ma non a ridursi, a world wide web”

Il Web e’ da evangelizzare: ha detto il gesuita, Antonio Spadaro, redattore de “La civilta’ Cattolica” ( e, bisogna dirlo, un intervento sentito con particolare interesse dai partecipanti al convegno). Non e’ possibile immaginare una vita ecclesiale essenzialmente di Rete: una Chiesa di rete in se’ e per se’, e’ una comunita’ priva di qualunque riferimento territoriale e di vita. La rete puo’ essere compresa come una sorta di grande testo orizzontale, una struttura chiusa. La Chiesa, invece, ha un fondamento esterno, la Rivelazione”.

Padre Spadaro ( che e’ anche docente alla Gregoriana) ha concluso affermando che: “Forse il genio religioso che, pur tra ombre e ambiguità, ha inciso anzi tempo un taglio profondo nella cultura digitale è stato p. Teilhard de Chardin. Lo ha fatto – per intuizioni a loro modo «profetiche», essendo lui morto nel 1955 – con il suo concetto di «Noosfera», una sorta di «coscienza collettiva» che si sviluppa con l’interazione degli esseri umani a mano a mano che essi hanno popolato la Terra e poi si sono (e si stanno) organizzando in forma di reti sociali complesse. Già negli anni Venti Teilhard aveva teorizzato la nozione di un sistema nervoso tecnologico planetario. Aveva inoltre capito che le tecnologie non solo formano un sistema nervoso planetario, ma formano anche una sorta di intelligenza collettiva. Oggi possiamo affermare che essa è resa possibile dalla telematica, dalle connessioni, dalla Rete. Ma per Teilhard la noosfera sta espandendosi verso una crescente integrazione e unificazione che culminerà in quello che egli definisce «Punto Omega», che è il fine della storia. Il Punto Omega è il massimo della complessità e della coscienza, ed è indipendente dall’universo che si evolve, è cioè ad esso «trascendente». È il Logos ossia il Cristo, attraverso cui tutte le cose furono create.Il Punto Omega non è un’idea astratta, ma un essere personale che unisce il creato attraendolo magneticamente verso di Sé. Questo Punto Omega non costituisce il risultato della complessità e della coscienza: preesiste all’evoluzione dell’universo, perché è la causa dell’evolvere dell’universo verso la maggiore complessità, coscienza e personalità. Il punto di maturazione della Noosfera nella visione di Teilhard coincide con la Parusia. La sua complessa visione, così sbilanciata in direzione escatologica, sposta gli accenti della riflessione teologica sulla «logica» della Rete. L’intuizione teologica teilhardiana intravede e manifesta una attrazione magnetica che parte dalla fine e dal di fuori della storia e che rende ragione e valorizza tutti gli sforzi dell’interazione fra le menti umane in reti sociali sempre più complesse. In questo senso dà un significato di fede alle dinamiche proprie dello spazio antropologico che è la Rete che a questo punto diventa anch’essa parte dell’unico milieu divin, di quell’unico «ambiente divino» che è il nostro mondo”

Il Convegno ” Testimoni Digitali”, ci si rende conto, non e’ racchiudibile in poche righe e limitato ad alcuni interventi anche se scelti tra quelli autorevoli e piu’ significativi ( senza togliere niente a nessuno). Le imbarcazioni ( prendendo l’immagine del Papa) stanno prendendo il largo nel mare digitale: non sanno ancora se troveranno tempesta, ma gli uomini che le guidano hanno il “timone” saldo. L’equipaggio, i tanti giornalisti che operano nei media cattolici e non solo,( anche questo ci ha insegnato il convegno), non possono andare allo sbaraglio, hanno bisogno di guide per entrare in un grande piano pastorale dell’informazione non solo telematica, ma anche radiotelevisiva e della carta stampata, un aspetto importante del pianeta globale che andra’, forse, rivisitata, ma che continuera’ a tracciare le sue rotte. Su questo fronte anche l’Ucsi fara’ la sua parte. (Red)

APPUNTI PER CHI NON C’ERA di Mauro Banchini, direttore Ufficio Comunicazioni Sociali diocesi di Pistoia (pubblicato sul settimanale “ToscanaOggi”, domenica 1 maggio 2010): www.diocesipistoia.it