13 Agosto 2020
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Crollo delle vendite dei giornali, prospettive molto incerte

In un anno le vendite dei giornali sono dimunite del 25%. Un crollo di cui si sta parlando molto, in queste ore. Da due milioni di copie al giorno suamo ormai ad un milione e mezzo. E il digitale, almeno in Italia, non colma ancora una differenza così importante.

redazione

Sono coinvolte nel disastro quasi tutte le testate, anche le più grandi. Il Corriere della Sera perde l’11% (da 186mila a 164mila copie), Repubblica il 18% (113mila anziché 141mila). E ancora più inclementi sono i raffronti con l’anno prima, il 2018. Eccezioni? Poche. Il Corriere delle Alpi sale di un punto percentuale, il Giornale di cinque, il Fatto Quotidiano di sette, la Verità addirittura del 18%. Ma i loro numeri sono più piccoli.

Le copie digitali, nella migliore delle ipotesi (per i giornali più grandi, insomma), raggiungono al massimo le trentamila unità. E i ricavi non sono tali da autorizzare otimmismo per i bilanci degli editori. Così i conti dei grandi gruppi editoriali soffrono, non poco. I dati analitici sono pubblicati su diversi siti e la fonte è Ads (vedi qui).

La ripresa dopo il lungo stop per la pandemia insomma rivela una realtà ancora più amara per i giornali, per i giornalisti e per gli editori.