In ballo non c’è soltanto il futuro del giornalismo in sé, ma tutto quel che ne dipende: l’equilibrio tra i poteri, la solidità della democrazia e la capacità di rimanere autenticamente informati su quanto succede nel mondo.
Il festival ha un programma estremamente vasto: 250 eventi, oltre 500 speaker e streaming a disposizione di tutti. Si presenta come “un festival delle persone e non delle testate”, ed anche come “una grande newsroom mondiale, che produce un’immagine del presente in tempo reale attraverso un ricco e complesso racconto a più voci del mondo”.
Tra i tanti argomenti che saranno trattati l’America di Trump e la sua sfida continua ai media, le Filippine di Duterte, l’Africa, la Turchia di Erdogan e il Medio Oriente, l’Europa al bivio con Brexit e la spinta dei movimenti populisti, oltre alla libertà di informazione sotto attacco in tutto il mondo. Durante il festival “sarà presa posizione su due questioni: le ‘fake news’ e le ‘querele temerarie’”.
Si nota anche una particolare attenzione al terrorismo, alla cyberwarfare, ai diritti civili (ci saranno anche i genitori di Giulio Regeni), alle tecnologie e metodologie a disposizione dei giornalisti 2.0: crittografia, fact checking, piattaforme collaborative, crowdsourcing.

