Non solo: nel suo rapporto annuale Freedom House, che si intitola “Democracy under lock” rileva che spesso ai giornalisti è stato negato l’accesso ai briefing con i funzionari sanitari, e moltii siti web di notizie sono stati bloccati. Questo perché i governi hanno cercato di controllare la narrazione o di mettere a tacere le notizie critiche.
I principali gruppi per i diritti dei media dunque dicono oggi (ed è un’accusa grave) che le restrizioni hanno negato ai cittadini l’accesso alle notizie e alle informazioni. Ed è accaduto in 91 dei 102 Paesi esaminati.
«I giornalisti sono stati sottoposti ad arresti, violenze e intimidazioni, e i governi hanno esercitato un controllo sui contenuti».
Sono state emanate leggi e misure per cercare di proteggere e promuovere la sicurezza, ma in diversi Paesi i regolamenti sono stati utilizzati per limitare o molestare i media.
L’International Press Institute ha scoperto che le misure di emergenza spesso includevano disposizioni volte a combattere le “fake news” che venivano usate per imprigionare o limitare la libertà di parola.

