di Jeff Jarvis
(traduzione a cura di Elena Baù)
REGOLE PER I BUSINESS MODEL
* La tradizione non è un modello economico. Il passato non è più una guida affidabile per successi futuri.
*”Dovrebbe” non è un modello economico. Puoi sostenere che la gente “dovrebbe” pagare per avere i tuoi prodotti ma lo farà solo se ritiene che ci sia del valore in essi.
* “Io voglio…” non è un modello economico. I miei studenti di economia partono spesso da cosa vogliono fare, e io gli spiego che a nessuno – tranne forse alle loro madri – importa quello che “vogliono” fare.
* La virtù non è un modello economico. Solo perché fai qualcosa bene non significa che ti meriti di essere pagato per questo.
* I business model non sono fatti di diritti ed emozioni. Sono fatti di brutali dati economici. Il denaro non ha cuore.
* Chiedere l’ elemosina non è un modello economico. E’ comodo pensare che Fondazioni e contributi possano bastare per risolvere i problemi del mondo dell’ informazione. Da lì non arrivano abbastanza soldi.
* Non si mangia gratis. I contributi del governo arrivano con il contagocce.
* A nessuno interessa quanto ti sei dato da fare. Sostenere che le informazioni costano molto è irrilevante per il mercato.
* L’unica cosa che conta per il mercato è il valore. Quanto vale il tuo servizio per gli utenti?
* Il valore è determinato dal bisogno. Che problemi risolvi?
* Il disordine è la legge della giungla e di internet. Se qualcun altro riesce a fare quello che fai tu più velocemente, a costi più bassi e con risultati migliori, lo farà.
* Conosci te stesso. Scopri i tuoi punti deboli prima che lo facciano gli altri. Oppure scopri i punti deboli di qualcun altro.
* Gli utili pesano più dei ricavi. Pianifica la redditività rispetto alle entrate e la sostenibilità rispetto al formato.
LA DURA REALTA’ CHE GOVERNA I GIORNALI
* Le tirature continueranno a diminuire. Non c’è dubbio.
* La riduzione dei costi ridurrà la qualità e il valore, che a loro volta riducono ulteriormente le tirature, che a loro volta ridurranno le entrate pubblicitarie. Un circolo vizioso inarrestabile.
* Concorrenti a basso costo e abbondanza dell’ offerta continueranno a ridurre il prezzo della pubblicità.
* La vendita locale al dettaglio continuerà a consolidarsi, riducendo ulteriormente le entrate pubblicitarie. Colpa di Amazon.
* I settori tipici delle piccole inserzioni – immobiliare, auto, professioni, merci – continueranno a diventare sempre più autosufficienti. Avranno sempre meno bisogno di intermediari di mercato.
* E’ in arrivo un baratro: la fine della massa critica di tirature necessaria per mantenere gli inserti. Cosa che avrà un forte impatto su Profitti e Perdite per i giornali e cancellerà la ragione principale per cui questi vengono stampati e distribuiti.
* Per pochi lettori non vale la pena fare tagli. Un giornale ha eliminato il suo servizio di informazioni sul mercato azionario, ha risparmiato un milione di dollari e ha perso 12 abbonamenti. Questo significa che fino ad allora aveva speso 83.000 all’anno per mantenere questi lettori. Nella creazione dei piani aziendali, dovrà essere calcolato e massimizzato il valore netto futuro dei lettori.
* Anche se i costi fissi saranno ridotti al minimo, prima o poi ricresceranno. I soli tagli non fanno una strategia aziendale.
* “Il modello del giornale si è infranto e non può più essere ricomposto”, afferma John Paton (Ceo della Journal Register Company)
REGOLE DIGITALI
* La vendita su scala locale è la sfida fondamentale. Google raccoglierà i frutti derivanti dai 6 milioni di imprese che hanno creato e sostenuto le loro Place pages; Facebook trarrà grandi vantaggi dalle aziende che la utilizzano per diffondere campioni gratuiti online, mentre Groupon e Patch risponderanno alla sfida con la combattività dei loro staff di vendita locali.
* Ci saranno sempre più nuovi concorrenti. Per contenuti, accuratezza, pubblicità, vendite degli spazi pubblicitari.
* Non hai più il controllo del mercato, ora fai parte di un ecosistema. Comportati bene con gli altri.
* L’abbondanza farà scendere i prezzi nell’ era del digitale molto più che nell’epoca della stampa. E’ la lezione che Google sta insegnando ai media (e al governo).
* La domanda relativa ai paywall, ai contenuti a pagamento, è se essi siano il miglior modo per ottenere il massimo profitto. Non è una guerra di religione. E’ invece un problema pratico che riguarda il fatto se le entrate che derivano dagli abbonamenti saranno maggiori a quelle della pubblicità; se uno potrà permettersi di rinunciare a un po’ di audience e quali saranno i costi da sostenere.
OPPORTUNITA’
* La vendita su scala locale è la sfida fondamentale. Ritengo che la risposta si trovi nella produzione di servizi per i commercianti locali (attraverso tutte le piattaforme – non soltanto vendendogli spazi nei siti internet ma anche fornendo assistenza per Google Place Pages, Foursquare, e gli altri servizi di Facebook e Twitter) e creando delle nuove ed indipendenti forze vendita. La sfida più importante sarà quindi riuscire a tenere sotto controllo i costi di vendita e produzione.
* C’ è un enorme potenziale di crescita nell’ aumento dell’ engagement (il coinvolgimento degli utenti, ndr). In questo senso l’ engagement su Facebook supera di circa 30 volte quello dei siti dei giornali, e anche quello dell’Huffington Post è di gran lunga superiore a quello di molti giornali. Se si è davvero un servizio sociale, allora bisogna ripensare il proprio rapporto con la gente, diventando sempre più una piattaforma per la collettività: questo moltiplicherà il coinvolgimento e, con esso, lettori, guadagni e dati. Non abbiamo ancora cominciato a sfruttare appieno il potenziale insito nel valore che le redazioni possono generare in rapporto alle loro comunità: più persone, più valore, più impegno significano più valore da estrarre.
* Ci sono ancora delle funzionalità da scovare nelle infrastrutture. Se le rotative, la distribuzione e le strutture di vendita dei giornali non sono di per sé fonti di profitto, dovrebbero essere eliminate e le loro funzioni esternalizzate. Se altre funzioni – incluse le attività editoriali – possono invece essere consolidate, si dovrebbe farlo.
* I giornalisti dovrebbero occuparsi solo di quello che apporta il massimo valore. Non serve a niente raccontare alla gente ciò che già conosce. O fare esercizi di ego. Questa non è produzione. Si tratta invece di fare cronaca, rivedere, curare, spiegare, organizzare, insegnare… “Occupati di quello che sai fare meglio e usa i link per il resto”
* C’ è ancora molta crescita da scoprire nei network. Più sono i nodi dell’ ecosistema, più sono i contenuti a cui accedere ( senza dover sostenerne i costi di produzione), più crescono le opportunità di promozione gratuita e più aumentano le occasioni per aggregazioni commerciali. Consultare il nostro progetto sui nuovi modelli di business dell’ informazione nell’ecosistema locale realizzato nella CUNY.
* Ci sono ancora delle opportunità da scoprire nella collaborazione. Lavorare con la comunità e con altri membri dell’ecosistema consente a una testata giornalistica di specializzarsi, aumentare il proprio valore e ottenere di più con minor fatica.
* Ci sono altri canali di entrate che meritano di essere considerati. I blogger locali stanno ottenendo quote considerevoli di profitti. I giornali stanno entrando nel settore immobiliare e vendono anche prodotti.
* Non abbiamo ancora iniziato ad esplorare nuove definizioni di informazione.(LSDI)

