19 Ottobre 2026
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In pellegrinaggio, tra amicizia e preghiera al monte Pellegrino, fino al santuario di santa Rosalia, patrona dei palermitani

Ecco la “acchianata” dei giornalisti

la prima “acchianata” dei giornalisti a Palermo

Ucsi Sicilia

Un percorso di oltre tre chilometri e mezzo, dalle falde di monte Pellegrino fino al santuario ricavato nella grotta in cui, secondo la tradizione, furono ritrovate le spoglie mortali di santa Rosalia che, portate in processione, nel 1625 liberarono Palermo dalla peste. Un pellegrinaggio lungo un sentiero battuto ogni anno da migliaia di persone, immersi nella natura e nella preghiera, per salire verso il promontorio che Goethe definì “il più bello del mondo”, per fare silenzio e lasciare spazio alla riflessione.

Si è tenuta sabato 17 ottobre la prima “acchianata” dei giornalisti cattolici a monte Pellegrino: “acchianata”, cioè “salita” al santuario di santa Rosalia, la patrona dei palermitani. Una tradizione che ogni anno coinvolge migliaia di fedeli ma che, per la prima volta, ha visto i giornalisti camminare insieme.

La prima “acchianata” dei giornalisti a Palermo

Organizzata dall’Ucsi Palermo e dall’Ufficio comunicazioni sociali dell’arcidiocesi di Palermo, insieme con la parrocchia di Sant’Alberto Magno, su proposta del socio Ucsi Francesco Palazzo, l’acchianata non è iniziata nel migliore dei modi: mentre su tutto il resto della città il cielo era terso, proprio sul monte Pellegrino faceva capolino una nuvola grigia e dispettosa che ha ben pensato di aprire i “rubinetti” sul ritrovo alle falde. Una pioggia leggera ma insistente che non ha scoraggiato le giornaliste e i giornalisti che, armati di ombrello e rosario, hanno iniziato la salita, incoraggiati dall’esempio di alcune suore.

Quasi due ore per percorrere la “strada vecchia”, alternando alla preghiera alcune riflessioni. Quella di Michelangelo Nasca, vicepresidente Ucsi Sicilia, sul senso del pellegrinaggio: un percorso che porta a salire verso l’alto, ad alzare lo sguardo verso il cielo senza perdere di vista la città e la realtà che viviamo.

Poi quella di Alessandra Turrisi, che ha invitato a riflettere sull’invito di Papa Leone XIV a disarmare le parole: “Non significa essere buonisti o addolcire le notizie, significa avere rispetto dell’altro, pur nel doveroso e indispensabile diritto di cronaca”. Uno sguardo nuovo che si ottiene provando a rallentare in un mondo che corre veloce.

L’acchianata si è snodata lungo i tornanti bagnati, in un clima di fraternità e amicizia: camminare nella natura aiuta anche a parlarsi, a condividere e a scherzare. Poi la meta, ossia il santuario dove ad attendere c’erano altri giornalisti per partecipare, tutti insieme, alla messa. La celebrazione, presieduta dal reggente del santuario, don Natale Fiorentino, ha avuto un sapore particolare: San Paolo, nella prima lettura, scrive agli Efesini di aver ricevuto “notizia” della loro fede. Un “assist”, verrebbe quasi da dire, che ha permesso a don Natale di riflettere nell’omelia sul ruolo dei giornalisti, chiamati a costruire pace e speranza, ad annunciare il Vangelo attraverso la professione, a farsi portatori di belle notizie, senza dimenticare i colleghi che, per raccontare la verità, sono stati uccisi o perseguitati.

la prima “acchianata” dei giornalisti

Quello che lascia un’esperienza così

Un’attenzione che l’Ucsi Palermo ha ben volentieri ricambiato, nel ringraziamento del presidente Roberto Immesi: “La professione del giornalista, specie al giorno d’oggi, è sempre più difficile ma, come giornalisti cattolici, siamo chiamati ad annunciare il Vangelo anche attraverso quello che scriviamo”.

Perché i giornalisti non sono solo chiamati a raccontare la realtà ma anche a viverla, da protagonisti. “Onorare Rosalia significa custodire Palermo, non soltanto nei suoi monumenti, nelle sue tradizioni e nella bellezza del suo paesaggio ma soprattutto nelle persone che la abitano – ha scritto Adele Di Trapani, vicepresidente Ucsi Palermo -. Rosalia è sorella perché ci cammina accanto; è madre perché ci custodisce; è Santa perché ci indica una strada che conduce oltre noi stessi. E forse è proprio questa la sua eredità più grande: aver insegnato a Palermo che si può appartenere profondamente a una città senza smettere di cercare Dio, che si può amare la propria terra senza chiudersi al mondo e che la fede, quando mette radici nel cuore di un popolo, può diventare forza, memoria e rinascita”.

la prima “acchianata” dei giornalisti