Centocinquant’anni tondi per “La Voce del Popolo” e ottanta per “Il Nostro Tempo”: da dieci anni si sono fusi e sono diventati “La Voce e il tempo”. È il settimanale diocesano della Chiesa torinese. E il percorso, appunto, cominciò ai tempi dell’Unità d’Italia, dopo il Risorgimento.
L’ispiratore del foglio delle Unioni operaie cattoliche fu il futuro santo Leonardo Murialdo, nel 1876, insieme al ferroviere Pio Perazzo, poi beato, a Domenico Giraud, primo direttore, e al suo successore, don Reffo.
“Era un giornale per la gente comune, in grado di formare una coscienza civica”. Nascevano in questi ultimi trent’anni tanti giornali diocesani. Questo, alla fine dell’Ottocento, diventò “La Voce dell’Operaio” e – raccontano le cronache – si distinse tra i fogli cattolici vicini alle masse contadine, insieme a testate come “Il Momento” e “L’Armonia”. I padri giuseppini del Murialdo ne furono proprietari per decenni.
Nel 2016, secondo una felice intuizione del vescovo mons. Cesare Nosiglia, arrivò la scelta di fondere “La Voce del Popolo” e “Il Nostro Tempo” sotto la guida di Alberto Riccadonna. Nacque così “La Voce e il tempo”.


