«I giornali sono in crisi, il giornalismo non è mai stato meglio». Così Alan Rusbridger, lo scorso anno in apertura dell’ottava edizione del Festival del giornalismo. E’ dal 15 al 19 aprile l’appuntamento con quello che viene considerato ormai tra i più importanti media event nel panorama europeo e non solo: 5 giorni, oltre 200 eventi, oltre 500 speaker da 34 paesi diversi, tutto rigorosamente a ingresso libero. La nona edizione è all’insegna del «Tutti possono imparare tutti». «E’ un social network vivente» ha commentato Arianna Ciccone, fondatrice del festival insieme a Chris Potter durante la presentazione, nella sede del TimWcap a Roma, dei 250 e passa eventi gratuiti che animeranno le giornate, tra panel, workshop, presentazioni di libri, e spettacoli. Snowden, dibattito su sorveglianza e privacy Per la prima volta, in Italia, si terrà un dibattito che vedrà la partecipazione degli stessi protagonisti: Edward Snowden, il whistleblower che ha rivelato l’enorme portata delle pratiche di sorveglianza della NSA e Laura Poitras, la regista recentemente vincitrice di un premio Oscar per il documentario Citizenfour, in cui ha ripreso le riunioni avvenute tra Snowden e i giornalisti, e di un premio Pulitzer per l’inchiesta giornalistica che ha divulgato la storia. L’avvocato di Snowden, Ben Wizner (ACLU), e il direttore della neonata Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili Andrea Menapace analizzeranno le implicazioni della vicenda sui diritti umani.
Charlie Hebdo e la satira sotto attacco «Parleremo di giornalismo in Messico, Russia, ma la libertà è a rischio anche a casa nostra, le pressioni della politica, le querele temerarie, i freelance sottopagati sono dei problemi reali che minano l’indipendenza, per non parlare delle minacce della criminalità organizzata, avremo come ospite Lirio Abate un giornalista sotto scorta», ha detto la Ciccone. Una giornata sarà dedicata a Charlie Hebdo e la satira sotto attacco: «Non potevamo sottrarci al tema, lo faremo mostrando un documentario su Cabu, il vignettista ucciso nella strage».
IL PROGRAMMA
Tutti possono imparare tutti Il festival è diventato un appuntamento atteso da molti in tutto il mondo. Qualcuno lo ha definito ‘un social network live’. Ed è vero: a Perugia per 5 giorni si incontrano le mille voci, i mille colori di chi fa giornalismo, dei professionisti dell’informazione, dei cittadini che vogliono contribuire, del pubblico che vuole partecipare. L’economia del dono, la condivisione di saperi e competenze, il confronto e lo scambio sono il cuore del Festival, e spiegano gran parte del suo successo. Ecco perché lo slogan di questa edizione è: #ijf15 everybody learning from everybody else. Tutti possono imparare da tutti.
Perugia, meltin pot Secondo Arianna Ciccone «dopo un momento di crisi il festival si è consolidato ed è cresciuto» resta un meltin pot a cadenza annuale. Come sempre arriveranno da tutto il mondo i volontari, studenti, aspiranti giornalisti, fotografi provenienti 26 Paesi diversi: Albania, Belgio, Brasile, Bulgaria, Canada, Cina, Croazia, Etiopia, Germania, Guatemala, India, Iraq, Italia, Moldavia, Nuova Zelanda, Olanda, Repubblica Ceca, Russia, Slovacchia, Spagna, Sud Africa, Svezia, Ungheria, USA, Venezuela, Zambia.
Il racconto digitale dell’Umbria Dopo l’edizione dello scorso anno realizzata grazie al crowdfunding quest’anno gli sponsor non mancano. A sostenere l’edizione 2015 del Festival in qualità di main sponsor infatti ci sono Amazon e Tim e in qualità di partner istituzionale la Regione Umbria, con cui il team del Festival ha realizzato un ‘racconto digitale’ dell’Umbria e dei luoghi del Festival per promuovere il territorio e le sue bellezze: umbria.festivaldelgiornalismo.com e umbria.journalismfestival.com. Confermati anche gli sponsor: Google, Nestlè, Sky e in qualità di sponsor istituzionali la Commissione Europea Rappresentanza in Italia.(UMBRIA 24)

