17 Aprile 2015
Share

FESTIVAL PERUGIA: SECONDA GIORNATA, DAL FUTURO DELLA CARTA STAMPATA ALLA LIBERTA’ DI ESPRESSIOME

1peru2Il Festival internazionale del giornalismo di Perugia continua con una serie di interventi su vari argomenti riguardanti la professione di oggi e di domani. Tra tutti i temi della seconda  giornata ne abbiamo scelti alcuni che pubblichiamo in breve sintesi.( Questi, elencati di seguito, sono i temi della giornata:
EBOOK E WEBSTORIES: DUE NUOVI CANALI PER RACCONTARE GLI ESTERI, EBOLA: OLTRE LA NOTIZIA, KEYNOTE SPEECH – ANDY MITCHELL,  COME FARE BUON GIORNALISMO SULLO SVILUPPO E LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE,  INFORMARE DALLE ZONE DI CONFLITTO,  GIORNALISMO INVESTIGATIVO FINANZIARIO,  DISTRIBUZIONE DI CONTENUTI DIGITALI,  TECH VS GIORNALISMO: CHI COMANDA?, TRACKOGRAPHY: LO STILLICIDIO INFORMATIVO IN CHIAVE GEOPOLITIC,  CINQUE GRAFICI DI BASE, MIGLIAIA DI STORIE,  L’INFORMAZIONE RADIOFONICA AI TEMPI DEL WEB E MOBILE ,  DIALOGHI SULLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE,  DIRITTO D’AUTORE E LIBERTÀ D’ESPRESSIONE IN RETE. IN MEMORIA DELLE LIBERTÀ PERDUTE.  L’ALTRA FACCIA DEL MEDIO ORIENTE: QUANDO IL REPORTAGE SVELA LE SOCIETÀ IN CAMBIAMENTO,  VUOI FARE IL GIORNALISTA? NON FARLO!,  VITA DA FREELANCE,  JOURNEY: VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLA FORMULA SEGRETA DELLO STORYTELLING DI COCA – COLA,  NUOVI MODELLI DI GIORNALISMO INVESTIGATIVO IN UNGHERIA,  KHARTOON! DI KHALID ALBAIH,  IL RUOLO DELL’ITALIA E DELL’EUROPA NELLA LOTTA ALLA POVERTÀ: LE NUOVE SFIDE VERSO IL 2030,  L’ITALIA DI TANGENTOPOLI,  IL WHISTLEBLOWING E LA GESTIONE PROFESSIONALE DELLE FONTI RISERVATE, IL CELLULARE COME UNA REDAZIONE: LE TENDENZE DEI CONTENUTI MOBILE-FIRST, COME E PERCHÈ LA CARTA STAMPATA NON È MORTA,  GIORNALISMO DI GUERRA, VECCHIE E NUOVE SFIDE,  GREENWALD-IN-A-BOX: UN ESPERIMENTO HERMES, UNA PENTOLA D’ORO ALLA FINE DELL’ARCOBALENO? L’UTILIZZO DEI DATI PUO’ PRODURRE INTROITI PER LE REDAZIONI?,  POSSA IL MIO SANGUE SERVIRE,  THE FUTURE OF ENGAGEMENT: AJ+,  “VOGLIAMO TUTTI”. LEADERSHIP, NUOVI MEDIA E OPINIONE PUBBLICA,  AMBIENTE & INFORMAZIONE: UN’OCCASIONE MANCATA?,  UTILIZZATORI FINALI – INCONTRO CON RICCARDO IACONA,  CONFESSO CHE HO INDAGATO
GIORNALISMO DI GUERRA, VECCHIE E NUOVE SFIDE
Come è cambiato il modo di fare giornalismo di guerra? Qual è il ruolo dell’inviato nell’era dei social media? Questi sono i temi affrontati nel panel “Giornalismo di guerra, vecchie e nuove sfide” moderato da Amedeo Ricucci del TG1, con Lucia Goracci di RAI news 24, Daniele Raineri de Il Foglio e Theo Padnos, giornalista e scrittore. La professione del giornalista di guerra e gli strumenti del mestiere sono cambiati profondamente con Internet e i social media, ma la figura dell’inviato continua ad essere essenziale per una corretta informazione dalle zone di conflitto. Il primo focus del panel è sulla rivoluzione della Rete. Internet dà la possibilità di coprire in tempo reale le repressioni e le censure dei regimi. Grazie alle nuove tecnologie, i costi di produzione e invio dei servizi televisivi sono stati abbattuti. Secondo la Lucia Goracci, oggi velocità e verificabilità sono due estremi opposti con confrontarsi. Ecco perché, commenta, “servono esperienza, mestiere e onestà intellettuale per bilanciare le informazioni della rete con il lavoro giornalistico di verifica delle notizie. Giornalismo è soprattutto saper fare un uso corretto di quello che offre la rete”.
L’incontro prosegue con l’intervento di Theo Padnos, giornalista ex ostaggio di al-Nusra in Siria. Padnos affronta il tema del terrorismo islamico da un punto di vista alternativo, quello dell’intreccio tra amore, relazioni sociali e religione. Recatosi sul posto per capire meglio la realtà siriana, Padnos pensava di trovare risposte scoprendo in che modo uomini e donne entrano in contatto e si conoscono ad Aleppo. “La prima cosa a cui ho pensato” dice Padnos, “è stata l’amore, il modo in cui queste persone si prendono cura le une delle altre e il modo in cui trattano le loro donne”. Il fondamentalismo passa anche attraverso le canzoni pop, che oggi sono soltanto religiose. La trasformazione della professione giornalistica nelle zone di guerra ha portato a identificare i giornalisti come target da colpire. Ricucci spiega che i corrispondenti non sono più il perno del sistema informativo, perché le informazioni arrivano direttamente dagli attivisti. Goracci aggiunge che c’è una contro narrativa prodotta dallo Stato islamico che influisce sul proselitismo e sulla fascinazione di una rappresentazione spesso eccessiva rispetto alle vere possibilità militari dei combattenti. Il risultato è che il giornalista oggi è costretto a muoversi nell’ombra. “ L’ultimo tema del panel riguarda il rapporto tra la credibilità del giornalista e le interazioni nei social network. Se prima il corrispondente rappresentava l’Informazione, ora viene attaccato o smentito nei social.
DIALOGHI SULLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE
La libertà di espressione. E’ questo il tema alla base dell’incontro con Cecila Strada, presidente di Emergency, intervistata da David Parenzo de La Zanzara-Radio 24. L’intervista parte con il racconto di un’esperienza brutale. il primo incontro di Cecilia con il “campo”, quello di guerra, di quando aveva solo otto anni. Tanti dettagli curiosi della sua “carriera” con l’associazione umanitaria che ha salvato migliaia di vite umane. Una Cecilia Strada che non si offende per le numerose critiche rivolte verso l’ong che presiede.
Una parentesi sul caso di Charlie Hebdo e lo strettissimo legame con la libertà di espressione. Una libertà le cui caratteristiche vengono sviscerate in tutti i loro risvolti. A proposito del terrorismo Cecilia Strada afferma che per combatterlo bisognerebbe utilizzare gli stessi strumenti che oggi si usano per contrastare i fenomeni mafiosi. Ma soprattutto che il terrorismo debba essere oggetto di attenzione da parte dei governi e anche dell’Organizzazione Internazionale delle Nazioni Unite.
Investire i soldi spesi per la guerra in organizzazioni umanitarie. E’ questa la proposta provocatoria della numero uno di Emergency, così da eliminare il profitto sulla morte di migliaia di persone, ma soprattutto per eliminare tanta sofferenza. Anche altri temi trattati durante l’intervista: la nascita dello Stato Islamico e le sue conseguenze, la questione femminile nei paesi orientali, la primavera araba e le sue cause, le rivelazioni di Julian Assange su WikiLeaks e i risvolti nei paesi occidentali.
VITA DA FREELANCE
A seguire il panel “Vita da freelance” organizzato in collaborazione con l’associazione Giornalisti Scuola di Perugia, un incontro con il mondo dei freelance, categoria invisibile e instancabile cui si deve la  gran parte delle notizie e per capire qual è la strada da percorre in un momento di intensi cambiamenti. A mediare il panel Fausto Bertuccioli, del Giornale Radio Rai.
Il primo ad intervenire è stato Pierluigi Camilli, giornalista, sindaco di Pitigliano ma soprattutto padre di Simone, scomparso a Gaza la scorsa estate, del quale ha riportato l’intensa attività di freelance. Simone nonostante i consigli del padre ha cominciato a fare giornalismo in maniera inusuale, racconta Camilli, portando cassette girate dai giornalisti al centro di Roma durante la morte di Giovanni Paolo II per Associated Press. AP ha successivamente offerto a Simone uno stage per poi inviarlo alla volta nel Cossovo, in Libano ed infine a Gaza dove Simone ha perso la vita nelle operazioni di disinnescamento di un razzo inesploso. Ma ciò nonostante Simone ha scelto questo mestiere per essere libero, racconta il padre, sottolineando come vorrebbe che il termine freelance assumesse il valore di libertà, perché è una professione fatta da persone che, come Simone, vanno direttamente a cercare i fatti sfidando innumerevoli rischi.
E’ toccato poi a Valentina Parasecolo che ha invece seguito un percorso differente iniziato 8 anni fa, durante un periodo di crisi del sistema che ha significato anche una redefinizione del ruolo del giornalismo. “Un percorso comune” racconta Valentina, fatto di lauree e tanti stage non retribuiti, cambiando continuamente città, gruppi di lavoro, metodi e che ha comportato anche alte spese, ma che è servito per avvicinarla alla crisi della professione ponendole tanti interrogativi come “ma il mio mestiere serve ancora? Dovremmo essere tutti content creator?”. Poi la decisione di fondare assieme ad alcuni colleghi della scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia un blog collettivo dedicato alla politica e alla cultura,“Il bureau”.Valentina ha in seguito vinto un premio indetto da Servizio Pubblico e al contempo le si è palesata la possibilità di entrare in Rai, ma lei ha scelto la prima opzione ed assieme ad essa anche un modo differente di vivere, fatto di maggiori incertezze e rischi. Attualmente Valentina è corrispondente per Vice.
Camino ancor più diverso quello percorso da Alessandro di Maio, giornalista freelance siciliano, con una formazione non propriamente giornalistica, ma incentrata sugli studi islamici e mediorientali. Dopo la laurea Alessandro è partito alla volta di Gerusalemme, tuttavia a causa dell’impossibilità di trovare una testata italiana con cui collaborare è stato costretto a ritornare in Italia per poi fare nuovamente ritorno a Gerusalemme grazie alla collaborazione con un quotidiano canadese ed un’agenzia di stampa locale. Il desiderio di Alessandro restava comunque quello di scrivere per gli italiani, un desiderio che attualmente ha potuto realizzare scrivendo per due testate nazionali quali Libero ed il FattoQuotidiano.
La strada da percorrere in un modo che cambia è ricca di insidie anche per una categoria diversa di freelance, come racconta Gabriele Micalizzi, fotogiornalista. Micalizzi ha iniziato prestissimo seguendo la cronaca nera milanese per NewPress, fondando successivamente Censurlab, partito come un laboratorio di stampa e poi diventato un progetto collettivo.
COME E PERCHÈ LA CARTA STAMPATA NON È MORTA
Berlin Quarterly, Flaneur Magazine,  The Outpost, Studio. Queste le prestigiose riviste che tramite i loro fonatori hanno dimostrato “Come e perchè la carta stampata non è morta”.
Ricarda Messner, fondatrice “Flaneur Magazine”, ha spiegato come la rivista, nata nel 2013, con tiratura limitata (mille numeri), e tre uscite annuali, si ponga l’intento di andare oltre le frontiere della stampa, attribuendole quindi una nuova definizione. Ogni numero è dedicato ad una città diversa, nella quale si permane per sette settimane raccogliendo le storie delle persone coinvolte. Questa prospettiva del girovagare ha ottenuto attenzioni dal mondo accademico e scientifico.
Ibrahin Nehme, fondatore e direttore di “The Outpost”, ha scelto la carta stampata perchè crede in questo mezzo per poter diventare la voce dei giovani, target della rivista. Per poter assicurare la sopravvivenza della rivista attivista è stato chiesto di pagare una piccola somma per farne parte e sostenerla. La radice del progetto è il cambiamento sociale e “The Outpost” ne vuole essere il catalizzatore dialogando con le generazioni più giovani che metteranno in atto il cambiamento in Medio Oriente.
Berlin Quarterly”, come ha spiegato il cofondatore e direttore Cesare Alemanni, nasce due anni fa a Berlino, la città che meglio rappresenta le contraddizioni della città europea. Nel nostro continente c’è spazio per giornalismo ed editoria, ma per poter fondare un magazine è necessario avere passione e curiosità, leggere il più possibile, ma soprattutto possedere un’idea di base. Assemblare racconti e foto non significa creare una rivista. (UFFICIOSTAMPAFESTIVAL)