18 Aprile 2015
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FESTIVAL PERUGIA: TERZA GIORNATA, DAL DIALOGO INTERELIGIOSO ALLA SATIRA E ALLA DIFFAMAZIONE

1283 foto festival giornalismo 4Il Festival internazionale del giornalismo di Perugia continua con una serie di interventi su vari argomenti riguardanti la professione di oggi e di domani. Tra tutti i temi della terza  giornata ne abbiamo scelti alcuni che pubblichiamo in breve sintesi.( Questi, elencati di seguito, sono i temi della giornata:
NUOVI MODELLI DI BUSINESS PER IL GIORNALISMO,  LA PAROLA CONTRARIA, ERRI DE LUCA, VITA DIGITALE: GESTIRE LA PROPRIA REPUTAZIONE ON LINE, RUSSIAN INTERIORS: RITRATTI INTIMI DALLA RUSSIA DI OGGI, L’USO DELL’IPAD TRA PRIVACY, SICUREZZA E CLOUD, INCONTRO ABBATE & BUTTAFUOCO: MAGIC ENSEMBLE, SOCIAL TV, LA TV CHE SI PARTECIPA,MAFIA: POSSEDERE L’AFRICA, RANDE GUERRA 1915-2015. DAI DIARI DEI SOLDATI ALLO STORYTELLING DIGITALE, IL TALK SHOW È DAVVERO FINITO?, LA MACCHINA DEL FANGO CONTRO I MEDIA INDIPENDENTI NEI BALCANI, NON TEMETE PER NOI, LA NOSTRA VITA SARÀ MERAVIGLIOSA, #IJF15 TALK – IL REGIME DEL BAHRAIN E LA MIA LOTTA PER LA LIBERTÀ, #IJF15 TALK – PERCHÈ I GIORNALISTI DOVREBBERO ESSERE ATTIVISTI?, DIALOGO E COMUNICAZIONE INTERRELIGIOSA, SEGNALETICA PER GIORNALISTI SMARRITI, CACCIA AL MILLENNIAL: COSA STA FUNZIONANDO?, SCRIVERE DI INCIDENTI INFORMATICI, NUOVI RACCONTI: DALLO STORYTELLING AI SOCIAL MEDIA, LA SATIRA E I LIMITI DELLA CRITICA, HACKING LANDSCAPE, NUOVE RETI, NUOVI SERVIZI. COME CAMBIA IL RUOLO DELL’OPERATORE TELEFONICO, PROFESSIONE VIDEOMAKER, FOTOGRAFIA DOCUMENTARIA, EXPO CHINA NEWS, PROGETTARE UN SITO RAPIDAMENTE E BENE: LE 10 MOSSE FONDAMENTALI, RILANCIARE UNA START-UP CON 200 ANNI DI STORIA, UGC: DIRITTI D’USO, RIUSO E RESPONSABILITA’ DEL GIORNALISTA, IL FUTURO DEL GIORNALISMO EUROPEO VISTO DAGLI STUDENTI EUROPEI, IL RUOLO E IL FUTURO DEL SERVIZIO PUBBLICO NEI PAESI DELL’EUROPA DELL’EST, LA BATTAGLIA PER LA LIBERTÀ: TESTIMONIANZE A CONFRONTO, L’EPICA MINORE DELLO SPORT: BROCCHI, GREGARI, PERDENTI, LE VIE DELL’INNOVAZIONE TRA SCIENZA CULTURA E IMPRESA, IL POTERE DELLE DONNE, DIFFAMAZIONE E NON SOLO: LA LIBERTÀ DI INFORMAZIONE IN ITALIA, CABU, POLITIQUEMENT INCORRECT! OMAGGIO A CHARLIE HEBDO
DIALOGO E COMUNICAZIONE INTERRELIGIOSA, SEGNALETICA PER GIORNALISTI SMARRITI
Il diverso come risorsa, come punto di arricchimento e non come entità da combattere. Di questo si è discusso nel panel “Dialogo e comunicazione interreligiosa, segnaletica per giornalisti smarriti, presso la Sala dei Notari di Perugia, nell’ambito  del International Journalism Festival, dove è sorta la necessità di creare un glossario di dialogo interreligioso. Diversi i relatori che si sono succeduti: Izzedin Elzir, Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, Chiara Longo Bifano, Ordine dei Giornalisti, Victor Magiar, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Monsignor Domenico Mogavero, bishop Mazzara del Vallo.
“L’Italia – ha dichiarato il  Monsignor Domenico Mogavero  – si dovrebbe fare carico di creare una conferenza internazionale di migrazioni del Mediterraneo affinchè questo torni ad essere un mare di speranza e non un mare di morti (ora ne conta oltre trentamila). Il Mediterraneo come mare delle tre grandi religioni monoteiste, come mare di Dio, come mare degli uomini, come mare che avvicina, che crea ponti, come mare della fratellanza. La comunicazione tra i popoli non può essere un fenomeno letto in chiave emergenziale. Oggi le migrazioni sono per noi sono una sfida di civiltà di cultura, di umanesimo”.
È quindi stato analizzato da parte di Izzedin Elzir il significato della parola jihad. Una parola bellissima che significa ‘sforzo’, oltre ad essere un nome proprio femminile e maschile. Sebbene venga tradotta con ‘guerra santa’, il nostro stesso cammino è una jihad, convertirsi è una jihad. È bene compiere una jihad nella quale l’altro è una risorsa, un arricchimento, non più come un nemico da combattere. Così come il dialogo e il confronto con l’altro rappresenta un esercizio difficile ma proficuo ed utile per l’arricchimento personale.  La jihad deve essere una conversione della quale abbiamo bisogno per mettere in pratica ciò che facciamo mediante i nostri principi. È una strada lunga ma l’unica possibile per metterci in pace gli uni con gli altri.
Victor Magiar, di professione mediatore culturale ha sottolineato che tutti dobbiamo compiere degli sforzi per migliorare noi stessi, per capire e imparare. Siamo prigionieri delle parole e le guerre, purtroppo, iniziano da lì. Il concetto alla base del vivere assieme è che il mondo è diversità, ma di questa diversità bisogna trarne risorse.
Le parole servono per comunicare, per scambio, per confronto tra mondi e realtà. La purificazione del linguaggio ci impone che le parole che usiamo siano fedeli alla realtà. L’angolo visuale è diverso per ognuno ma è ugualmente importante.
LA SATIRA E I LIMITI DELLA CRITICA
Anche a seguito dei recenti fatti di cronaca, si è spesso affermato che la satira non conosce limiti né censure, e che, in quanto satira, non è soggetta alle ordinarie regole della critica giornalistica. È una affermazione vera, o anche per la satira si devono rispettare delle regole di contenimento delle sue forme espressive? È la domanda a cui oggi prova a dare una risposta Marcello Bergonzi Perrone, avvocato e redattore della rivista giuridica Ciberspazio e Diritto, diretta dal professor Giovanni Ziccardi. Scopo del seminario, organizzato in collaborazione con le Cattedre di Informatica Giuridica e Informatica Giuridica Avanzata dell’Università degli Studi di Milano, è chiarire se e quale sia il divario tra il concetto di satira nell’accezione comune e nel mondo del diritto, e di spiegare come la giurisprudenza più recente interpreta l’estensione del diritto di satira in Italia.
Si parte da una domanda: quali sono i limiti della critica satirica oggi in Italia? “Tout est pardonne”, oppure ci sono dei confini di carattere giuridico al fare satira? I confini esistono, e sono rappresentati dalle leggi che limitano l’articolo 21 della Costituzione, che stabilisce che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Nella realtà dei fatti, in Italia La satira non è oggetto di una normativa specifica, il diritto di satira viene considerato dalla giurisprudenza una forma artistica: Perrone ricorda come sia la stessa Costituzione a definire la satira incompatibile con il parametro di verità. Ma allora, fare satira significa avere la libertà di dire ciò che si vuole diffondendo qualsiasi tipo di notizia, anche se falsa? “Il limite”, spiega Perrone, “ è costituito dal fatto che la notizia inserita nel contesto satirico deve avere un fondamento di verità. La satira è sottratta al parametro della verità poiché, per sua stessa natura, si esprime attraverso paradossi surreali; la satira non può non tendere al riso, e il riso si realizza soltanto attraverso l’utilizzo di queste figure retoriche. Impedire ciò significa impedire la possibilità di fare satira e impedire l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito”. Di conseguenza precisa la Cassazione, possono essere utilizzare espressioni di qualsiasi tipo, anche lesive della reputazione altrui, purché strumentalmente collegate con la finalità di fare satira, e purché non si risolvano in un’aggressione gratuita e distruttiva dell’onore e della reputazione del soggetto interessato.
Sempre in materia di diritto di satira Perrone cita una delibera emessa dall’Autorità per la Garanzia delle Comunicazioni che ribadisce che la comunicazione e la satira non devono assumere forme lesive della dignità della persona: la delibera impone di evitare il cattivo gusto, il linguaggio triviali e i modelli di relazione interpersonale improntati  all’aggressività verbale e alla scorrettezza comportamentale. Solamente alla fine del suo intervento, il giurista affronta la questione dal punto di vista religioso – “mi sto avventurando in un campo minato”- : “Esiste una norma giuridica che fa riferimento alla tutela del sentimento religioso ma non tutti sanno che questo reato, previsto dall’articolo 724 del codice penale è stato depenalizzato già dal 1999, ed è quindi diventato un illecito amministrativo. Chiunque bestemmi, ad esempio, è punibile con una sanzione di carattere amministrativo, non penale. Quindi non si punisce l’oltraggio alla religione tout court, ma sanziona il modo volgare e triviale di manifestazione della notizia”. Stando così le cose, qual è, dunque, il limite alla satira? La risposta è una: posto che esiste un criterio di carattere generale espresso dalla norma, il limite dovrà essere fissato di volta in volta, facendo riferimento al caso specifico.
Il seminario si conclude con una riflessione piuttosto amara: se nel 2013 l’Italia si era piazzata 57esima su 179 Paesi nella classifica mondiale della liberta’ di stampa realizzata da Reporter senza frontiere, quest’anno la situazione è sensibilmente peggiorata:  il nostro Paese è sceso al 73esimo posto, tra la Moldavia e il Nicaragua. “Questa considerazione”, chiude Perrone, “dovrebbe far rifletter e indurre a precisare quali siano i contorni del diritto di critica giornalistica”.
UGC: DIRITTI D’USO, RIUSO E RESPONSABILITA’ DEL GIORNALISTA
Il panel si è concentrato sugli User Generated Content (UGC) e i profili giuridici connessi al loro utilizzo nell’ambito della professione giornalistica e del diritto all’informazione.
L’avvocato Matteo Jori dell’Università di Milano ha iniziato l’incontro constatando l’utilizzo sempre più ampio che le agenzie stampa hanno fatto di questi contenuti a partire dal 2004. Ciò avviene perché in moltissime situazioni gli UGC rappresentano l’unica fonte del dato informativo necessario per diffondere una notizia, giungendo alle agenzie più velocemente dei contenuti professionali attraverso le molteplici possibilità date agli utenti dalle nuove tecnologie.
La definizione degli UGC è la prima questione da affrontare per capire quale sia il profilo giuridico applicabile ai contenuti usati nell’ambito dell’informazione. L’avvocato Jori spiega che non è indicativo soffermarsi su chi abbia prodotto il contenuto e sul fatto che non sia un giornalista professionista, poiché la legge guarda alla tutela del contenuto ed è su di esso che si fondano i sui profili di responsabilità per chi lo diffonde.
Le difficoltà con cui i giornalisti devono confrontarsi davanti all’uso degli UGC riguardano la verifica dell’autenticità e della fonte da cui proviene, il regime dei diritti in base ai quali può essere o meno redistribuito, i credits da riconoscere per la paternità del contenuto e le responsabilità che possono essere riconosciute a chi lo redistribuisce. Infine, si presenta la questione di valutare se specificare o meno che il contenuto che il broadcaster trasmette sia un UGC.
Le condizioni alle quali un UGC può essere riutilizzato devono essere rintracciate nei diritti di proprietà intellettuale, cioè nella normativa su copyright e diritto d’autore. Uno degli aspetti chiave di questa normativa è il modo in cui il diritto d’autore viene acquisito, poiché questo determina i diritti di trasferimento sul contenuto, spiega l’avvocato Jori. Quando un utente realizza un contenuto, se questo è idoneo a essere compreso nella tutela autoriale, l’utente è identificato come autore e quindi gli sono riconosciuti tutti i diritti contenuti nella normativa.
In seconda battuta, i contenuti possono essere redistribuiti con un trasferimento di diritti in capo all’autore, ad esempio quando viene richiesto il permesso di utilizzare il contenuto o questo viene distribuito già con una licenza d’utilizzo.
Nel primo caso, dice l’avvocato, è importante specificare l’uso che verrà fatto dell’UGC e il contesto nel quale sarà inserito. Mentre nel secondo caso, bisogna individuare correttamente il reale titolare del diritto d’autore sul contenuto, perché non sempre autore e titolare coincidno. Per una maggiore tutela nella redistribuzione inoltre, suggerisce l’avvocato, è importante che il giornalista che chiede il permesso di riutilizzo includa una clausola di “esclusione” in base alla quale l’utente che trasferisce i diritti sul contenuto garantisce di averli effettivamente prodotti e non copiati violando il diritto di terzi.
Nei social network, questo processo può avere implicazioni ulteriori. Il fatto che il contenuto sia stato messo su un social significa che alcuni diritti possano essere già stati ceduti nelle condizioni di utilizzo del servizio come avviene ad esempio per Twitter.
La disciplina italiana consente anche l’utilizzo libero degli UGC nella misura in cui la redistribuzione rientri nelle limitazioni al diritto d’autore previste dalla legge. Sono rilevanti per l’attività giornalistica, le eccezioni contenute nell’articolo 65 della legge sul diritto d’autore per le quali un contenuto può essere riutilizzato liberamente se riguarda fatti di attualità, se il riutilizzo avviene per un finalità informativa nell’esercizio del diritto di cronaca e se si cita la fonte originale del contenuto.
Mentre, circa la responsabilità del broadcaster che ridistribuisce un contenuto, specificare che si tratta di un UGC è un fatto di chiarezza verso il pubblico, ma, secondo l’avvocato, l’indicazione non è sufficiente per escludere forme di responsabilità del broadcaster per aver redistribuito quel contenuto. E’ sempre importante dunque, svolgere una seria attività giornalistica di verifica.
IL RUOLO E IL FUTURO DEL SERVIZIO PUBBLICO NEI PAESI DELL’EUROPA DELL’EST
 “Ruolo e futuro del servizio pubblico nei paesi dell’Europa dell’Est” è stato il panel moderato da Eva Ciuk di Rai 3. Fra gli ospiti Radka Betcheva in rappresentanza dell’European Broadcasting Union, che attua programmi di partnership volti ai i soci dei paesi del sud est europeo e del mediterraneo meridionale. Ben 74 membri  in rappresentanza di 56 paesi fanno parte di questa organizzazione, la principale in tutta Europa, che dal 2012 ha adottato all’unanimità sei valori chiave per il servizio pubblico, a cui si fondono  linee giuda editoriali.
Il servizio pubblico deve far fronte a numerose sfide e complessità e per affrontarle bisogna prendere atto che un’organizzazione internazionale raccoglie tanti membri ognuno caratterizzato da un differente grado di diversità e livelli di sviluppo del servizio pubblico: «Abbiamo membri che operano in un alto grado di democrazia, altri che provengono da democrazie in fase di sviluppo, che hanno alle spalle una situazione più complessa. Questi membri devono attuare una trasformazione passando da un sistema statale ad uno più rivolto ai cittadini», ha dichiarato la Betcheva.
Altre sfide riguardano il sistema legale, in alcune democrazie è infatti essenziale avere un quadro legale definito per il servizio pubblico. Un altro gruppo di difficoltà è di natura istituzionale e ancora, di natura tecnologica: giugno 2015 è il termine ultimo per il passaggio al digitale e alcuni paesi non possono sostenere la spesa, non ultime le sfide finanziarie. «All’interno dell’ EBU pubblichiamo regolarmente il rapporto sul finanziamento del servizio pubblico e le ricerche ci fanno capire che i membri usano un finanziamento misto», ha concluso.
A rappresentare la SEEMO, organizzazione non governativa che riunisce giornalisti ed editori dei paesi dell’Europa dell’Est, Oliver Vujovic. L’organizzazione nata a Zagabria ha una funzione di ponte, si occupa di affiancare i giornalisti e svolge un ruolo di monitoraggio dell’attività giornalistica. «Il problema del servizio pubblico è soprattutto di natura finanziaria», ha confermato Vujovic. «Non ci sono fondi a sufficienza. e anche nel futuro ci saranno problemi di questo tipo. Poi c’è la questione della definizione del ruolo del servizio pubblico, ruolo non ancora chiaro perché in alcuni paesi c’è la concorrenza con la tv privata che gli toglie spettatori». A queste problematiche, in gran parte dei paesi, si aggiungono quelle legate all’indipendenza editoriale, all’assenza di giornalisti professionisti e all’autocensura.
Mentor Shala ha rappresentato invece il caso specifico della situazione della radiotelevisione del Kosovo, che sta sicuramente trascorrendo un periodo critico. Shala è direttore della Croatin Radiotelevisioon, nata con l’aiuto e l’appoggio di EBU e che ha lavorato per 13 anni con un solo canale televisivo, giungendo oggi a tre e trasmettendo in sei lingue fra le difficoltà di varia. «Naturalmente abbiamo problemi come tutto il servizio pubblico, di natura finanziaria, non abbiamo proprietà, spesso allestiamo gli studi nei garage », ha riferito Shala. A tutto questo si legno problemi di natura politica: «A mio avviso i politici non vogliono capire l’importanza del servizio pubblico. La loro pressione addirittura si spinge al punto da interferire con le linee editoriali, anno dopo anno, ma fino ad ora siamo riusciti a sopravvivere. Cerchiamo di essere il più professionale possibili rispettando tutti i principi etici», ha concluso.
Claudio Cappon, vice presidente di EBU dal 2009 al 2014 ha rilevato la dipendenza del servizio pubblico dalla cultura, dalla storia e dalla tradizione del paese. «Il servizio pubblico deve dare valore alla società. Dobbiamo fare i conti con tante cose ma è importante che ci siano dei principi e degli obiettivi comuni e che ci si ritrovi insieme a parlare da “colleghi”, perché questo è un elemento che da forza alle singole situazioni nazionali», ha concluso Cappon.
DIFFAMAZIONE E NON SOLO: LA LIBERTÀ DI INFORMAZIONE IN ITALIA
Il panel dal titolo “Diffamazione e non solo: la libertà di informazione in Italia”, ha visto confrontarsi l’avvocato Caterina Malavenda ed il giornalista del Corriere della Sera, Luigi Ferrarella. Tema dell’incontro la legge sul reato di diffamazione in Italia, strettamente legata al mondo del giornalismo giudiziario e che si collega all’evento svoltosi in mattinata, sempre nell’ambito del festival,  dal titolo “1992: l’Italia di tangentopoli”.
“Il 1992 non è stato solo l’anno di “mani pulite” – ha dichiarato Malavenda – “ma quell’anno ha anche modificato il modo di fare e ricevere informazioni: i giornalisti iniziano a ricevere gli atti giudiziari, i verbali delle indagini. C’è una sorta di “verbolificio” che diventa cronaca e, nello specifico, la cronaca giudiziaria diventa il centro di tutta la cronaca. La maggior parte delle informazioni arriva dalle intercettazioni telefoniche e, perciò, si inizia a pensare ad un modo per poterne bloccare l’uso e la diffusione”.
A rispondere è Luigi Ferrarella il quale ha aperto il suo intervento affermando: “ Noi giornalisti, come categoria, sappiamo di aver commesso degli errori, si spera in buona fede. Ma in questo sistema di finto proibizionismo, perché – ha precisato – tutte le informazioni che ci arrivano dovrebbero, secondo la normativa, essere nascoste, il proibizionismo teorico è più che tollerato”.
Perché tanta attenzione mediatica sulle indiscrezioni che trapelano nel corso delle indagini e che potrebbero creare non pochi problemi, a livello legislativo e penale, ai giornalisti? “Perché – afferma Ferrarella – i meccanismi ordinari che dovrebbero informare l’opinione, sul lavoro degli enti pubblici, non funzionano”. E ci tiene a sottolineare: “Mentre tutti si preoccupano dell’aggressione del giornalista alla privacy dell’indagato, nessuno si preoccupa di fare fuori  coloro che sono autori di falsi giornalistici. E’ clamoroso come i responsabili di ciò, siano ancora al loro posto.
Mi preoccupo anche di un altro aspetto pratico del nostro lavoro: se guardo alla composizione sociale dei giornalisti del mondo giudiziario, sono collegi pagati 10 euro al pezzo. Cosa potrebbe significare per un mondo delicato, come quello giudiziario, che ha in mano la vita delle persone? E queste persone avrebbero il potere di dire no a certe richieste editoriali finalizzate a difendere il padrone o ad attaccare il nemico di quest’ultimo?”.
La realtà giornalistica è certamente molto complicata e piena di rischi: “In questi anni – dichiara il giornalista – ho visto colleghi di testate più piccole perquisiti per reati di fughe di notizie inesistenti, aventi solo fine intimidatorio, affinché le proprie fonti di informazioni abbiano paura”.
A difesa della categoria è, infine intervenuta l’avvocato Malavenda: “Io difendo i giornalisti e la magistratura applica correttamente la normativa vigente. Se si rispettano le regole e si evita di esagerare, se si rispetta la propria coscienza, si può ancora fare questo lavoro, nonostante i rischi”. (UFFICIOSTAMPAFESTIVAL)