Non solo i giornalisti e i loro editori accettano bustarelle per fare articoli su materiali truccati, ma spesso entrambi istigano ed estorcono soldi per pubblicare storie favorevoli a qualcuno o non pubblicare articoli che possano danneggiare qualcuno. Il Rapporto naturalmente sottolinea come la corruzione nel mondo giornalistico non sia diffusa solo nei paesi in via di sviluppo, e un ampio paragrafo viene infatti dedicato alla situazione in Europa e Nord-America che risulta altrettanto – se non più – preoccupante rispetto al resto del pianeta. Nonostante tutte le campagne organizzate per sostenere lo sviluppo dei media e difendere la libertà di stampa nel mondo, è stato fatto molto poco in maniera concertata per ridurre il problema della corruzione nel giornalismo – e quel poco che è stato fatto proviene da una fonte che può sorprendere un giornalista: i professionisti delle Pubbliche relazioni. Le loro associazioni internazionali hanno sponsorizzato le ricerche più approfondite mai fatte sulla questione, e sia in Europa dell’ est che altrove la gente delle PR hanno cercato di lavorare insieme ai giornalisti per ripulire l’ industria delle notizie. Alcuni, fra cui anche esperti nel campo della libertà di stampa con molta esperienza, ritengono che i difensori dei giornalisti debbano fronteggiare attacchi che provengono da così tanti lati che si sentono a disagio a criticare tutti gli aspetti dei media stessi, per quanto queste critiche siano ben meritate. Alves, tuttavia, è uno di quelli che sono convinti che puoi difendere la libertà di stampa e chiedere nello stesso tempo degli alti standard. E non è d’ accordo con la comune preoccupazione secondo cui il problema del giornalismo ‘comprato’ è così profondamente radicato da diventare virtualmente insolubile. “Non penso che sia impossibile – dice -. E’ molto difficile, certo, ma i miglioramenti che si sono verificati mostrano che qualcosa si può fare, basta cominciare ad agire”. Sulla base di una serie di interviste a persone che hanno lottato contro lo spinoso problema della corruzione, l’ autore del Rapporto delinea le principali raccomandazioni per un’ azione che – afferma – possa fare la differenza nell’ impegno per ridurre questa macchia sulla professione giornalistica.
Le organizzazioni internazionali dei giornalisti dovrebbero:
●●Organizzare e sostenere dei vertici sul ‘giornalismo comprato’ chiamando anche rappresentanti delle PR ed esperti del settore.
●●Pubblicare regolarmente denunce che documentino come e in quali occasioni i giornalisti abbiano ricevuto-o-estorto soldi, in modo da dare un segno chiaro di coscienza di questo lato oscuro della professione ●●Fare un grosso lavoro di documentazione per pubblicizzare i livelli di corruzione dei giornalisti nelle varie parti del mondo, cosa che, senza dubbio, può avere un impatto positivo sull’ etica giornalistica.
Le organizzazioni per lo sviluppo dei media dovrebbero:
●●Aumentare il loro impegno nella formazione deontologica, riconoscendola come la base del successo buon giornalismo nell’ evoluzione dell’ ambiente mediatico, con un training specifico su come e perché evitare di prendere mazzette per il loro lavoro.
●●Sostenere la creazione e il rafforzamento di sistemi di affidabilità dei media, come ombudsmen e altri sistemi per potenziare la trasparenza del lavoro giornalistico.
Gli editori, i manager e i direttori dovrebbero:
●●Adottare, pubblicizzare e difendere una politica rigida di tolleranza zero per ogni forma di ‘corruzione’, dalla semplice bustarella ai reporter al pagamento di pubblicità mascherata da notizie.
●●Rivedere le politiche salariali, comprendendo che il salario può avere un impatto sull’ etica e può contribuire a rimuovere la scusa di bassi salari come causa della corruzione.
●●Avviare iniziative per creare un sistema di affidabilità interno, come la nomina di un ombudsman e l’ introduzione di relazioni di maggiore trasparenza con i propri lettori.
Gli addetti alle Pubbliche relazioni e le loro organizzazioni dovrebbero:
●●Non aspettare che siano i giornalisti a proporre degli incontri sul tema. Li possono suggerire loro stessi, basandosi sulle ricerche che hanno sponsorizzato e sul lavoro che i loro membri hanno fatto intorno al mondo.
●●Incoraggiare i propri aderenti a praticare la tolleranza zero, evitando le facili scorciatoie di pagare nella speranza di ottenere degli articoli più favorevoli ai propri clienti, e aiutando questi ultimi ad ottenere gli stessi risultati senza nuocere ai loro affari.
Le Ong e le imprese dovrebbero:
●●Dire soltanto no! Gli esperti (e le imprese che lo hanno fatto)( confessano che è sorprendentemente facile bloccare la tendenza a pagare tutte queste bustarelle, grandi e piccole – se uno segue appieno questo programma: adottare una politica rigida contro le mazzette, metterlo per iscritto e renderlo pubblico, e attenersi ad essa in tutti i casi. (LSDI)