Sir- In che modo si può trovare un equilibrio tra le parti in causa: tutela della privacy, responsabilità dei giornalisti e diritto all’informazione?
Melodia- Ci possono essere modi diversi di tutelare la privacy e evitare abusi nelle pubblicazioni. Sono implicate nel problema due categorie entrambi rilevanti nell’equilibrio dei poteri e entrambe sotto attacco, magistrati e giornalisti. Si devono definire meglio obblighi e responsabilità di entrambe le categorie su questo tema specifico, senza esprimere insofferenze o desideri di rivalsa che sembrano nascere da problemi del tutto diversi. Vorrei che si fosse discusso serenamente, studiando le norme e le prassi di altri paesi, anziché accanirsi a inventare prescrizioni che possono rischiare sia di favorire la delinquenza, come i limiti forzosi alle intercettazioni, sia di ostacolare il diritto dei cittadini a essere informati: dico ostacolare perché credo che qualche norma verrebbe presto cancellata per incostituzionalità, ma questo al termine di un percorso confuso e inutilmente conflittuale. Per quanto riguarda i giornalisti, una strada prioritaria mi pare quella della riforma della legge sull’Ordine dei giornalisti, che oggi crea troppi ostacoli nella applicazione delle norme deontologiche.
Sir- L’UCSI è impegnata nella promozione di un Comitato di Mediaetica ed ha redatto un “Manifesto per un’etica dell’informazione”. Come è possibile dare concreta attuazione ai codici deontologici e superare alcuni limiti ad essi connaturati?
Melodia- Noi siamo i primi a denunciare le carenze di etica nell’informazione. Ma l’etica prima ancora che con le norme si difende con la formazione e con le pratiche virtuose. Quando poi non si rispetta la deontologia devono intervenire, come dicevo, gli organi di autogoverno dei giornalisti, che oggi non funzionano decentemente perché non si riesce a far passare una legge di riforma che sarebbe molto più utile del decreto anti-intercettazioni. La proposta di un Comitato di Mediaetica, che sarebbe un organo consultivo di alto livello istituzionale, ha suscitato molto interesse ma purtroppo nessuna iniziativa concreta. Il Manifesto, scritto dal prof. Adriano Fabris e fatto proprio dall’UCSI, è un decalogo di corretti comportamenti per giornalisti e comunicatori; fa parte delle iniziative culturali e formative necessarie per migliorare la conoscenza di questi problemi nella categoria. (Agenzia Sir)

