Una premessa degli autori: “viviamo nel passaggio dalla ‘società dell’informazione’ alla ‘società informazionale’, ovvero da una società in cui l’informazione è ‘importante’ a una società ‘fatta” di informazioni’. Il fatto che tutti possano esprimersi non comporta automaticamente il rispetto di chi la pensa diversamente, ma l’assolutizzazione del proprio punto di vista. Chi dissente non è qualcuno che vede le cose diversamente, ma un nemico che in quanto tale va attaccato”, scrivono nell’introduzione: “Di qui la violenza nei social, nel dibattito politico, nel sistema dei media, nella società. La violenza è spesso figlia della comunicazione polverizzata e dell’impossibilità di trovare in essa una verità”.
Per don Maffeis, siamo “in presenza di uno spezzettamento di quell’immaginario collettivo omogeneo che contribuiva alla composizione di un’agenda sociale condivisa”. Ed è un aspetto che è emerso forte anche nell’ultimo Rapporto Ucsi sulla comunicazione, curata dai ricercatori del Censis.

