Ha, dunque, ragione Pier Giorgio Liverani a porre il problema del distacco della Rai dalla politica, e del riavvicinamento alla società civile e alla sua rappresentanza. Anch’io credo che un organo consultivo che rappresenti le istanze della società debba avere voce in capitolo. Dubito però che possa essere un buon organo di governo societario: troppo frammentario, troppo estraneo alla competenza sul prodotto e sulle regole della comunicazione mediale, oltre a quelle della gestione aziendale.
Ha anche ragione Domenico Delle Foglie quando dice che le responsabilità della società civile e quelle della politica sono interconnesse. E, infatti, è indispensabile che sia la politica a fare la prima scelta utile sulla Rai: quella di occuparsene il meno possibile, se non per ragionare sul suo mandato e sui modi corretti di gestirla, delegando a poche persone davvero competenti tutte le decisioni, e pretendendo poi precisi rendiconti sul fronte del valore sociale espresso, prima ancora che su quello economico.
Il problema è tutto e solo quello del mandato e della competenza professionale, e naturalmente delle risorse dedicate. Non si può decidere in astratto se la Rai abbia bisogno di una sola rete o di 20 (oggi mi pare siano 14): è l’intero universo mediale che deve ottenere i benefici del servizio pubblico in termini di qualità.
Come ottenere questo? Credo che la sola strada possibile sia quella della trasparenza. Occorre discutere pubblicamente sul mandato, occorre sottoporre a una analisi pubblica i programmi e le competenze di coloro che si candidano, o che vengono candidati, ai vertici aziendali. Un metodo inusitato in Italia, e davvero non si capisce perché, visto che viene applicato nel mondo con buoni risultati.
Bene dunque la strada dei curricula alla Commissione parlamentare, ma ha qualche senso che i partiti abbiano già deciso prima di leggerli? Forse la designazione di persone degnissime da parte di questa o quella associazione stimata dai partiti costituisce procedura trasparente? No, siamo ancora nell’ambito delle amicizie, della fiducia all’italiana.
Vorrei invece che i curricula venissero letti e valutati in seduta pubblica dalla Commissione parlamentare, che dopo una prima scrematura si invitassero i candidati per ascoltarli e valutarli pubblicamente. Mi piacerebbe che a questa procedura si sottoponessero senza vergogna anche coloro che hanno storie personali strepitose. Vorrei che uno dei tanti canali Rai trasmettesse in diretta tutto questo. Allora forse cominceremmo ad avere un Paese normale.

