1 Marzo 2026
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L'Iran è uno degli Stati che attua la più dura repressione contro giornalisti e operatori della comunicazione

Guerra nel Golfo: le parole del Papa e il ruolo dell’informazione

l'importanza delle parole nel raccontare anche la nuova guerra del Golfo

redazione

Si è aperto un nuovo, drammatico fronte di guerra. quello nel Golfo. Papa Leone, dopo l’Angelus della domenica, ha detto di seguire «con profonda preoccupazione» quello che sta accadendo.

«La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile», don le sue parole. Prima di un appello alle parti coinvolte: «Ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile! Che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia». EL’invito del pontefice è quello di continuare a pregare per la pace.

L’escalation bellica di queste ore nel Golfo pone anche al centro il tema dell’informazione sul conflitto, sia in termini di sicurezza dei giornalisti, che di libertà e autonomia. Che peraltro erano già minacciate prima degli ultimi eventi. L’Iran era uno dei Paesi al mondo con più operatori dell’informazione detenuti, spesso con accusa false e strumentali. Il racconto “sul campo” della guerra, indispensabile per comprendere anche gli orrori che essa provoca, rischia di doversi limitare al commento delle immagini televisive e alle fonti ufficiali degli Stati coinvolti.