19 Marzo 2020
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I giornalisti e il decreto ‘Cura Italia’: cosa ancora serve secondo Fnsi e Uspi

Il decreto del governo è un primo passo ma non è risolutivo, per l’editoria. Soprattutto per i piccoli giornali. Lo dicono la Fnsi e l’Uspi.

Franco Maresca

Sono appunto i piccoli editori e quelli on line che temono per il futuro. La pubblicità è quasi azzerata, gran parte di loro “sta continuando a lavorare per spirito di servizio alla collettività ma assolutamente in perdita”. Sembra insomma che il virus possa far chiudere anche i giornali, aggiunge il presidente dell’Uspi, Francesco Saverio Vetere.

Vetere sollecita “altre forme di sostegno, indispensabili alla sopravvivenza del settore”, come la rateizzazione di Inpgi e Iva e il credito d’imposta sugli stipendi.

Anche la Federazione della Stampa apprezza i primi passi compiuti, ma chiede anche altro: “oltre a sgravi sulla pubblicità e al credito di imposta per le edicole – dice il segretario Raffaele Lorusso -, occorre individuare interventi che consentano a tutte le realtà della carta, della radio, della televisione e del web che stanno impegnando i giornalisti su tutto il territorio nazionale nel racconto dell’emergenza di proseguire nella loro attività, facendo fronte al calo dei ricavi”.
Occorre riconsiderare la decisione di non assegnare alla Rai le risorse che le spettano e va affrontata la situazione dei giornali e delle radio e delle tv locali, che senza aiuti concreti rischiano di interrompere i prodotti informativi e di licenziare i giornalisti. Nessuno invoca contributi a pioggia: è necessario legare le misure di sostegno, dirette o indirette, alla salvaguardia dei livelli occupazionali e al rispetto da parte delle aziende degli obblighi retributivi, previdenziali e contrattuali”.
C’è anche la spinosa questione dei giornalisti non dipendenti. Per Lorusso “le risorse per sostenere i giornalisti lavoratori autonomi e le partite Iva non sono immediatamente disponibili, ma dovranno essere inserite in un decreto del Ministero del Lavoro che sarà adottato nei prossimi trenta giorni”. I giornalisti, spiega il segretario, sono stati assimilati a tutte le altre categorie di professionisti che fanno riferimento alle Casse previdenziali private. “È quindi plausibile che le misure saranno individuate di concerto con le singole Casse, Inpgi compreso, in tempi auspicabilmente brevi” conclude.