3 Novembre 2009
Share

I media nell’infrarosso della religione

di  Angelo Paoluzi, già direttore del quotidiano Avvenire e coordinatore Scuola di Giornalismo Università Lumsa, Roma Nel cantiere della ristrutturazione in corso dei media c'è da fare il punto. Per il settore del cartaceo ci si chiede se i giornali - così come li vediamo oggi - esisteranno ancora a data 2050. Per gli audiovisivi, dopo il lancio - anno 1985 - della televisione spazzatura da parte di Robert Murdoch, non si sa a quali apici di degrado si arriverà. Per le nuove tecnologie accade, e ancor più accadrà, di tutto, in meglio e in peggio. E poi il cinema, la radio, internet, i blog, l'editoria, i nuovi modi letterari, il mutamento del linguaggio scritto e parlato.Possiamo anche legittimamente chiederci dove ci porteranno la stampa del gossip, il lessico da osteria sempre più diffuso, i grandi fratelli, le casalinghe arrabbiate, le serie televisive americane imposte dal mercato, la stessa pubblicità delle ritenzioni urinarie. Che cosa escogiteremo per difenderci dalle incombenti tecnologie con le loro approssimazioni culturali, informazioni sballate, oscenità permissive alla portata di ogni età, esplosione di narcisismi, comunicazione rapida della criminalità, compreso il modo di fabbricazione delle bottiglie Molotov?

In fondo, però, è sufficiente non avere paura, gli anticorpi esistono, come esistono solidi valori; magari non clamorosamente esposti alla luce dei palcoscenici o sui teleschermi, ma presenti. Pensiamo soltanto a quel patrimonio morale che, in Italia, è il volontariato, un milione di persone
che, gratuitamente, si dedica all’altro, disabile, anziano, immigrato regolare o clandestino, bambino abbandonato, barbone, analfabeta, residuo di prigione, malato di aids o intruso etnico. E’ anche questo un modo di comunicare, di informare che esiste la pietà, la carità, la tenerezza (in greco elemousine).
Non è un argomento che prendiamo alla lunga, ma un tentativo di accostarci al problema, e ai problemi, dei media sotto l’angolo di rifrazione del discorso religioso. Un tentativo, ripetiamo, di indurre all’esplorazione di una componente importante del mondo della comunicazione, là dove ancora si rifugiano alcuni valori, a cominciare da quelli dell’uomo e della vita. Una sollecitazione in dodici saggi di un volume collazionato da Giuseppe Costa, “Editoria, media e religione”, pubblicato da pochi giorni dalla Libreria Editrice Vaticana. Il linguaggio religioso, il settore editoriale, la letteratura e il teatro, la carta stampata e la fotografia,, la musica e il cinema, la radio e i generi televisivi, la religione e il computer. Altrettanti esperti delle varie materie propongono una sfida quasi alternativa alla cultura corrente. Si può aprire un dibattito, finalmente sulle cose serie?