15 Gennaio 2016
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IL CASO “PIAZZAPULITA” E IL DIRITTO A TUTELARE LE FONTI, FNSI E ODG ACCANTO AI CRONISTI

1am6La Fnsi  e l’Odg dalla parte dei colleghi di “Piazzapulita” contro la decisione della Procura di Roma di chiedere a La7 il sequestro del materiale relativo al servizio di Antonino Monteleone nel quale un agente di polizia denunciava alcune inadeguatezze degli equipaggiamenti di sicurezza in dotazione alle forze dell’ordine.

FNSI:Tutto ha inizio il 26 novembre scorso, data in cui il programma di Corrado Formigli ha trasmesso il servizio «andato in onda – spiegano il segretario generale Lorusso e il presidente Giulietti – con tutte le cautele necessarie ad impedire il riconoscimento del poliziotto». Era stata la stessa fonte a chiedere di essere “coperta”, precisa la redazione di Piazzapulita in una nota, «il che rendeva palese la volontà di tutelarla da parte del giornalista che ha realizzato quell’intervista», scrivono i giornalisti della trasmissione.

Nonostante questo, però, la Procura di Roma, per risalire all’identità di quel poliziotto, ha ora disposto il sequestro del filmato integrale dell’intervista, privo quindi degli accorgimenti tecnici impiegati a tutela della fonte, rivolgendosi all’emittente, che non può esimersi dal consegnare quanto in suo possesso, invece che al giornalista che, in base ai principi che regolano la professione, avrebbe invece potuto avvalersi del segreto professionale e continuare così a difendere, come prevede il nostro ordinamento giuridico, l’identità del suo informatore.

Una decisione, questa della Procura di Roma di voler aggirare il segreto professionale, giudicata «gravissima» dalla redazione di Piazzapulita, perché «mette a rischio il libero esercizio della nostra professione, oltre che le fonti che decidono, proprio perché tutelate dal nostro segreto, di dare informazioni che, diversamente, non giungerebbero all’opinione pubblica».

«Peraltro – osservano Lorusso e Giulietti –, come ha rilevato nel suo comunicato anche la redazione di “Piazzapulita”, tale decisione si pone in oggettivo contrasto con il segreto professionale dei giornalisti e con le stesse sentenze della Corte di cassazione e della Corte di Strasburgo».

I giornalisti della trasmissione chiedono quindi alla magistratura di tenere nel debito conto tali precedenti sentenze «che di norma – scrivono – comportano l’annullamento dei provvedimenti che le violano, ma troppo tardi per la tutela della fonte».

Immediata la solidarietà e il sostegno della Federazione nazionale della stampa ad Antonino Monteleone e agli altri giornalisti di “Piazzapulita”: «Condividiamo e facciamo nostre le preoccupazioni e la protesta espresse dalla redazione – fanno sapere segretario e presidente della Fnsi – e ci muoveremo in tutte le sedi affinché quanto accaduto oggi a Roma non abbia più a ripetersi e soprattutto non possa essere considerato un “grimaldello” da utilizzare per aggirare e vanificare il segreto professionale dei giornalisti. In quest’ottica ci attiveremo fin da subito per ottenere un incontro con il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli, al quale illustreremo le ragioni della categoria».

ODG (DOCUMENTO CONSIGLIO NAZIONALE) “C’è chi la legge la viola e c’è chi le norme le aggira. E’ singolare il tentativo della Procura di Roma di acquisire informazioni che i giornalisti, nel rispetto della legge, possono rifiutarsi di dare. Il contenuto del servizio, trasmesso da Piazza pulita, sulle dichiarazioni di un poliziotto che denunciava l’inadeguatezza dell’equipaggiamento di sicurezza non è stato smentito. Quindi, le affermazioni debbono essere considerate fondate, come Corrado Formigli aveva avuto modo di accertare. Così la Procura, consapevole anche dei precedenti comunitari, non ha chiesto al collega Antonino Monteleone di indicare l’identità della sua fonte, ma si è rivolta alla emittente, La 7, per avere il filmato integrale dell’intervista. Un modo “furbo” per aggirare gli ostacoli e identificare il poliziotto. E’ sorprendente che a questi mezzi ricorrano strumentalmente dei magistrati. Ed è opportuno che il Consiglio superiore della magistratura si interroghi su comportamenti come questi che di fatto tendono a limitare il dovere dei giornalisti di fornire ai cittadini, che ne hanno pieno e incondizionato diritto, le informazioni, tanto più su un tema delicato qual è la sicurezza dei tutori dell’ordine”. (FNSI,ODG)