14 Settembre 2026
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Dalla passione di una bambina alle dirette sul campo. Intervista a Maria Luisa Sgobba, caposervizio di TGCOM24: la formazione a Urbino, gli anni con Mentana al TG5 e il consiglio ai giovani che sognano l'informazione

Il giornalismo è un mestiere artigianale

Luca Ciciriello

Dalla passione giovanile per la scrittura alla gavetta sul campo fino ad arrivare alla prima linea dell’informazione televisiva nazionale. In questa conversazione, Maria Luisa Sgobba, oggi caposervizio a TGCOM24, l’informazione h24 di Mediaset, ripercorre le tappe fondamentali del suo percorso umano e professionale: gli esordi alla scuola di Urbino, la stagione d’oro delle dirette all’alba al TG5 sotto la direzione di Enrico Mentana e il racconto a caldo dei grandi fatti di cronaca che hanno segnato il Paese. Un viaggio nel dietro le quinte del giornalismo quotidiano che si trasforma anche in una riflessione senza filtri sul valore della “passionaccia” e sulle sfide per le nuove generazioni di cronisti.

Come è iniziata la tua carriera?

Scrivo articoli da quando avevo sedici anni. Fin da bambina dicevo che avrei voluto vivere di scrittura, era una passione fortissima.

In realtà, dopo la laurea in Lettere e mentre tentavo il concorso per il dottorato in Italianistica, avevo un po’ accantonato questo sogno. Poi, però, ho deciso di riprovarci: ho raccolto tutti quei vecchi articoli da ragazzina e li ho inviati per la selezione al Master in Giornalismo dell’Università di Urbino. Era una prova impegnativa, ma sono stata presa. Da lì è partita la mia vera carriera, seguita dai primi stage a Roma nelle testate nazionali.

Come si è svolta la tua formazione a Urbino e quali sono stati i tuoi primi passi nel settore?

La scuola di Urbino ci preparava su tutti i fronti: una settimana ci esercitavamo sulla radio, una sulla televisione e una sulla carta stampata, rendendoci pronti ad affrontare ogni media.

I miei primi stage sono stati per la tv a Mediaset e per la radio a RTL 102.5, con cui ho poi firmato il mio primo contratto. Contemporaneamente scrivevo per la rivista Epoca, realizzando diversi servizi prima della sua chiusura. Per RTL ho seguito la politica: erano gli anni della Commissione Bicamerale, e del governo Prodi.

Poi c’è stato il ritorno nella tua terra, la Puglia…

Sì, Mediaset stava creando un ufficio di corrispondenza fisso in Puglia, dove mi conoscevano già grazie agli stage svolti durante la scuola. Mi sono proposta e mi hanno offerto un lavoro. Prima della mia assunzione inviavano da Roma quattro giornalisti a rotazione per periodi limitati; si decise così di dare un volto fisso alla redazione pugliese.

Sono stata assunta per il TG5, dove ho lavorato per tredici anni. Erano gli anni della direzione di Enrico Mentana e, poco dopo il mio arrivo, partì l’edizione delle 8 del mattino. Si ispirava al modello dei telegiornali americani: tutti i giornalisti in diretta costante dai luoghi degli eventi. È stata un’esperienza entusiasmante. Ero giovanissima e sempre sul campo per coprire le dirette, che prima di allora erano molto più rare e meditate.

Che periodo è stato per l’informazione sul campo?

Si partiva spesso di notte. Mi trovai nel pieno dell’emergenza migranti, la stagione in cui fu avanzata la proposta di candidare la Puglia al Premio Nobel per la Pace per l’accoglienza riservata ai profughi. Passavamo le notti con le pattuglie della Guardia di Finanza lungo le coste di Otranto per individuare gli sbarchi e raccontare quel dramma, avvalendoci anche dei visori notturni prestati dalle forze dell’ordine per vedere le persone arrampicarsi sugli scogli.

Com’era lavorare con un direttore come Enrico Mentana?

È stato estremamente formativo e ha segnato il mio stile professionale. Mentana trasmetteva il valore di essere sempre sul pezzo fino all’ultimo secondo, di approfondire ogni risvolto e di non esitare a riaprire un pezzo prima della messa in onda per privilegiare la completezza dell’informazione.

Pur rimanendo lui in redazione, la sua presenza si avvertiva costantemente: se c’era una notizia importante,si fiondava al fianco del giornalista. Aveva una grande propensione per gli speciali e per il lavoro dinamico.

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono avvicinarsi oggi a questa professione?

Molti tendono a scoraggiare i giovani a causa del precariato e delle difficoltà economiche del settore. Tuttavia, credo che quando c’è una forte vocazione non ci si debba fermare. Per citare Mentana, bisogna inseguire quella “passionaccia“.

Il giornalismo è un lavoro che richiede la cura dell’artigiano, da svolgere senza autocompiacimento, mossi da una profonda curiosità verso il mondo e dal desiderio di raccontarlo nel rispetto della verità.