Dice il presidente del Parlamento europeo David Sassoli. «Noi siamo un modello perché abbiamo delle regole e queste regole prevedono anche che chi esercita il potere debba essere controllato. Questa è la funzione del giornalismo indipendente e del giornalismo investigativo di cui Daphne Caruana Galizia è stata interprete. Daphne faceva domande scomode, scavava a fondo anche quando veniva minacciata. È stata una combattente per la democrazia e la libertà. E non è stata l’unica vittima del suo lavoro, perché purtroppo il giornalismo è un lavoro pericoloso anche in Europa».
Le ultime vittime in Europa sono Jan Kuciak e Martina Kusnirova, uccisi in Slovacchia, Peter de Vries, in Olanda e il giornalista greco Giorgos Karaivaz, ad Atene. Per sassoli «la pandemia ha evidenziato l’importanza di avere media liberi e indipendenti, però ha anche esacerbato minacce preesistenti nei confronti della stampa. Ne sono un esempio i reporter attaccati durante le manifestazioni contro le misure che i governi hanno dovuto adottare per contrastare il virus».
Il recente indice su libertà di stampa nel mondo, ha proseguito Sassoli, «ci dice che il giornalismo è totalmente o parzialmente bloccato in 130 su 180 Paesi. In Europa vengono realizzati reportage eccezionali e la morte di Daphne ha portato a una rinascita del giornalismo investigativo».
Erano 200 i candidati alla prima edizione del premio. Il segretario generale della Federazione internazionale dei giornalisti, Anthony Bellanger, lo ha consegnato il premio ai rappresentanti di Forbidden Stories, Sandrine Rigaud e Laurent Richard.

