1 Settembre 2026
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Vincenzo Varagona, presidente Ucsi ed ex giornalista della Tgr Marche, interviene dopo alcune dichiarazioni e polemiche sul ruolo della testata regionale della Rai. "Prima di giudicare, bisogna conoscere questa realtà e i modi in cui opera"

Il ruolo dell’informazione regionale della Rai

il ruolo dell'informazione regionale della Rai

Vincenzo Varagona

Ah, vedi i giornalisti della Tgr…” Parole di un amico, Giorgio Zanchini, che, presentando con l’autore il libro di Vito Mancuso sul “senso della vita” aveva rispolverato nel suo programma di Rai3 un mio pezzo pubblicato nella TgrMarche in occasione della Giornata dei defunti, che, secondo me, richiamava fortemente proprio il dibattito sul senso della vita. Uno di quei pezzi che i capiredattori regionali faticano a mandare in onda…

Giorgio lo aveva scelto, o comunque la sua redazione lo aveva scelto, navigando on line (è su youtube con quel titolo) e lui, vedendolo, lo aveva apprezzato pubblicamente con quella battuta, che un po’ era un complimento personale, un po’ ribadiva i luoghi comuni che da sempre circondano l’informazione regionale e i giornalisti che la producono. Giornalismo di serie B, semplici agenzie del nazionale, e così via.

Ricordo ancora lo sbigottimento di certi direttori che hanno l’abitudine di commissionare alle redazioni regionali pezzi abominevoli, stupendosi di sentirsi rispondere “Noi queste cose non le facciamo”, perché chiedevano l’immancabile commento su figli o parenti morti attraverso il citofono sotto casa.

Il valore della territorialità per l’informazione regionale

Ora, riferendomi alle immancabili polemiche di queste ore, penso semplicemente che la miglior difesa in questo caso non è l’attacco, e per parlare di informazione regionale dovremmo riproporre l’ennesimo dibattito sul significato del servizio pubblico in generale e di quello radiotelevisivo in particolare. Lo faremo, nei prossimi giorni.

La territorialità è una delle colonne portanti del servizio pubblico, senza la quale, frana. Non cede, frana. Io sono personalmente convinto che l’abdicazione della Tgr alla fascia notturna (l’abolizione del tg della notte, che le consentiva la copertura redazionale fino a mezzanotte) sia stata un errore gravissimo, al di là degli ascolti che produceva quella edizione.

Sono altresì convinto che la qualità del prodotto sia direttamente proporzionale agli investimenti aziendali. Oggi, nelle redazioni regionali, le troupe quotidiane per la produzione dei tg (e altri spazi regionali) si contano con il contagocce, fare i conti con i budget è uno sport olimpico, quando si sceglie un argomento o un evento e si assegna una troupe, occorre fare attenzione alla possibilità di abbinare un secondo servizio per ottimizzare la spesa. Sono questi i dettagli che spesso, chi giudica l’informazione regionale, non conosce. Per non parlare degli obblighi derivanti dall’Osservatorio di Pavia, che nell’informazione politica  e istituzionale obbliga a contare i secondi di ciascuna intervista, costringendo il caporedattore di turno a lavorare con la calcolatrice sul tavolo.

Non tutto dipende dai giornalisti…

Sarebbe interessante proporre a chi critica la Tgr e i suoi giornalisti di passare un giorno in una redazione. Chiunque si alzi alle 4 per aprire il turno del mattino, con giornale radio o Buongiorno Regione, giornalista o tecnico, poi è tenuto in qualche modo a servire, oltre al prodotto assegnato, uscendo o dalla redazione, con altri servizi anche le edizioni successive.

Poi, c’è la storia di tutti i giorni, di tutti i mestieri. I fannulloni ci sono ovunque, come ci sono colleghi che, per passione, fanno ben più di quanto spetterebbe loro, per turno e per contratto. Ti alzi alle 4, non riesci a montare la mattina? Pazienza, si torna al pomeriggio e non perché te l’ha ordinato il medico. Poi il lavoro si accumula e non ce la fai più. Le salette sono quelle, la disponibilità dello studio è quella, e se vuoi fare bene e come ti piace, ti accontenti dell’angolino pomeridiano, se la congiuntura astrale, e altre disponibilità, lo permettono

Il giudizio popolare sull’informazione regionale, forse, non è generoso. L’informazione regionale non va difesa, va conosciuta (bene) e un po’, anche sostenuta. Soprattutto dai colleghi di ‘serie A’.