“Ogni comunicazione – ha sostenuto il presidente della Cei – “deve essere caratterizzata da due elementi: la carità e la responsabilità”. Perché “raccontare il mondo in cui viviamo significa scrivere ogni giorno ‘la prima bozza della storia’ E se non c’è la necessaria prudenza si corre sempre il rischio di creare un clima d’opinione divisivo e conflittuale”.
Un esempio indicato dal presidente della Cei è quello della diffusione di stereotipi negativi nei confronti dei migranti e dei poveri. Un altro monito, invece, riguarda il rischio di cadere in “semplificazioni estreme” e “giudizi affrettati o alla ricerca, talvolta, di un sensazionalismo che banalizza tutto pur di essere rumoroso e visibile”. “La promozione di una ‘cultura dell’incontro’ nel complesso mondo della comunicazione – ha sottolineato il card. Bassetti – si caratterizza, dunque, prima di tutto, per una narrazione consapevole e responsabile del fatto che si sta raccontando; e poi, in secondo luogo, come ha detto il Papa, per l’‘amore per la verità’”.
Infine, un riferimento ai social network. “Percepisco nitidamente le polemiche, i complottismi e le troppe parole cariche di divisione che imperversano sul dibattito pubblico ma che, soprattutto, caratterizzano la comunicazione sul web. La critica va bene, serve a crescere, ma la calunnia va rigettata con forza. I cattolici sono chiamati a dare testimonianza sempre, anche quando scrivono un post su Facebook”.
Dal canto suo il presidente della Fisc, don Bianchi, ha sostenuto che “la Chiesa locale ha a cuore le voci della comunità e del territorio”. “Il compito della comunicazione, e anche la sfida a cui siamo chiamati – ha concluso proprio don Bianchi – è, innanzitutto, quello di ridare il giusto significato alle parole perchè solo così possiamo comprendere il senso del nostro vivere nella comunità. Perchè, dunque, la chiesa locale non puó fare a meno dei settimanali diocesani? Perchè la chiesa locale ha a cuore le voci della comunità e del territorio.

