Lo rivela una ricerca, patrocinata dell’Ordine Nazionale dei giornalisti, guidata e diretta dal dipartimento di scienze sociali dell’Università Federico II di Napoli «C’è bisogno di creare all’interno dei giornali strutture in grado di governare il cambiamento tecnologico. Perché o lo governi, il cambiamento, o ne verrai travolto».
Sono stati analizzati i comportamenti di 30 testate diversee e di grandi gruppi editoriali.
Ciascuno di essi ha creato «un dipartimento di ricerca e sviluppo sottratto ai tempi del “day by day“ e che ha il compito di studiare tutti gli strumenti a disposizione del giornalismo e che aiutano i giornalisti ad essere più performanti così da dedicare più tempo alle analisi e all’attività giornalistica propria».
«Se guardiamo i testi che i giornali fanno sull’epidemia, questi possono venir agevolmente aggiornati quotidianamente coi soli dati e con qualche altra dichiarazione di giornata». Si tratta di una lavoro automatizzato, che oggi è possibile realizzare. Non tanto in Italia, dove alla riduzione dei costi si affianca solo il flusso delle notizie, ma nel resto d’Euroap sì.
Al dibattito è intervenuto Carlo Verna, presidente dell’Ordine dei giornalisti. Secondo lui «le strutture giornalistiche e redazionali, la deontologia e i contratti devono tenerne conto, mal’algoritmo non deve trasformarsi in capo redattore».
La materia comunque potrebbe essere inserita nelle scuole di giornalismo.

