Almeno otto giornalisti sono stati uccisi – e molti altri rapiti dalle milizie Houthi – mentre svolgevano il loro lavoro, sin dall’inizio del conflitto in Yemen nel 2015, secondo il sito del Comitato per la Protezione dei Giornalisti. ( nella foto una riunione del sindacato dei giornalisti dello yemen )Nonostante il conflitto yemenita riceva molta meno attenzione mediatica della più celebre guerra in Siria, le conseguenze per i giornalisti che lavorano in Yemen sono altrettanto pericolose. «Non è rimasto quasi più nessun corrispondente straniero nella capitale yemenita, Sana’a», spiega Thuraya Dammaj, giornalista per l’agenzia ufficiale di Stato, Saba Net. Ciò è dovuto ai pericoli, e al fatto che i ribelli della fazione Houthi, che controllano la capitale da circa un anno e mezzo, rilasciano pochissimi visti ai corrispondenti stranieri. «I giornalisti internazionali sono ammessi nel Paese solo in casi eccezionali, e non possono riportare notizie sul conflitto liberamente», spiega Dammaj.
«Il rapimento dei giornalisti in Yemen non viene particolarmente preso in considerazione perché ci sono altre questioni molto più importanti ed urgenti durante questa guerra», spiega Anita Kassem, 24 anni, ricercatrice per la Fondazione Berghof, una Ong impegnata nello sviluppo sostenibile per i Paesi in guerra. «Quando metti a confronto una notizia in cui viene riportata la morte di 50 persone per mano degli Houthi o dei sauditi con il rapimento di cinque giornalisti, è normale che la prima questione riceva più attenzione». (EASTNEWS)

