Secondo una tradizione ormai attesa, la vigilia della Giornata delle Comunicazioni Sociali a Trento è stata caratterizzata dal corso di formazione promosso da Ucsi Trentino Alto Adige e dal Servizio Comunicazione dell’Arcidiocesi di Trento.
Così, una sessantina di colleghi hanno gremito il 14 maggio l’aula magna del Polo culturale Vigilianum per ascoltare sul tema “AI e deontologia giornalistica: custodire voci e volti umani” tre relatori molto apprezzati: Gigio Rancilio, già responsabile social di Avvenire e grande esperto di digital media, Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti e Paola Springhetti, segretaria nazionale dell’Ucsi e docente di giornalismo all’Università Pontificia Salesiana di Roma. Sono interventi anche la presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti Sandra Bortolin, il vicesegretario della sezione regionale della Fnsi Paolo Silvestri e il presidente regionale dell’Ucsi Diego Andreatta, direttore di Vita Trentina.
Il confronto – moderato da Piergiorgio Franceschini, referente del Servizio Comunicazione – ha affrontato opportunità e rischi dell’AI generativa, le nuove figure emergenti nella comunicazione e la responsabilità educativa nell’innovazione digitale.
Rancilio ha sottolineato quanto le nuove opportunità tecnologiche possano supportare l’attività giornalistica, in un’ottica di correttezza e di grande senso di responsabilità. Serve però una rinnovata competenza e Rancilio ha indicato in tal senso alcune piattaforme basate sull’AI per “aiutare a creare documentati dossier, consentire una migliore gestione degli archivi di dati da parte delle redazioni, favorendo al contempo un accesso facilitato ai contenuti da parte dei lettori”.
Di fronte all’emergere di nuove figure professionali, il presidente dell’Ordine Bartoli ha invitato a non sottovalutare il ruolo della categoria “ancora motore del dibattito pubblico”, ma a immaginare una “comunità professionale inclusiva” fermo restando che “chi fa pubblicità non potrà mai essere essere giornalista”. Quanto all’utilizzo dell’IA, “spesso gestita – denuncia il presidente dell’Ordine – dagli editori per primi in modo opaco”, serve un “quadro normativo chiaro” per “dare ai cittadini una filiera di credibilità, equilibrata e plurale”.
La segretaria nazionale di Ucsi Paola Springhetti ha invitato a interrogarsi sulla reale portata del sapere “oltre l’informazione incattivita ed emozionale”. “Anche nelle scuole – ha fatto notare – si parla di competenze, non più di sapere”. “La domanda oggi – ha incalzato la docente – è ‘che cosa sappiamo veramente?’ e ‘perché la gente dovrebbe andare a cercarsi l’informazione e la nostra informazione in particolare?’”.
Alla luce della diffusione dell’IA e facendo eco al messaggio del Papa, Springhetti ha invitato a recuperare “voci e volti” e per farlo ha indicato ai giornalisti in sala alcuni “semi di resistenza” che partono dalla “capacità di riattivare l’intelligenza, porsi domande disturbanti, ascoltare e vedere, dialogare e guardarsi dentro” per poter educare a loro volta i cittadini a saper riconoscere la vera informazione”.


