9 Settembre 2014
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LA GIORNATA DI SOLIDARIETÀ CON I GIORNALISTI: LA VERITÀ A RISCHIO DELLA VITA

can-stock-photo csp11645605-horzI giornalisti ricordano che l’8 settembre è la giornata della solidarietà. La festa è stata fondata nel 1958 in memoria del famoso pubblicista cecoslovacco, Julius Fucik. Purtroppo i giornalisti hanno sempre dovuto lottare non solo per il diritto a svolgere il loro dovere professionale, ma anche per la propria vita. La Giornata Internazionale di Solidarietà per i giornalisti è stata istituita nel 1958 a Bucarest, al quarto congresso dell’Organizzazione Internazionale dei Giornalisti, la più antica e grande associazione internazionale al mondo dei professionisti dei media. L’8 settembre non è scelto a caso: in questo giorno nel 1943 in Germania fu giustiziato dai nazisti Julius Fucik. Per il libro “Scritto sotto la forca” Fucik nel 1950 fu insignito del Premio Internazionale per la Pace. Dopo la sua morte, il libro è stato tradotto in 70 lingue.
Alla vigilia della festa il Segretario generale dell’Associazione europea dei giornalisti, Makak Tibor ha detto: la solidarietà giornalistica è particolarmente importante durante la guerra, quando ogni ora gli operatori dei media sono minacciati di rapimento o addirittura di morte. I giornalisti dovrebbero essere liberi dall’influenza dei governi e informare obiettivamente e sinceramente il pubblico.
Secondo l’Unione Russa dei giornalisti e la Fondazione Glasnost Defense, nel corso degli ultimi cinque anni, in circostanze diverse, sono stati uccisi 30 giornalisti russi. Purtroppo, negli ultimi anni hanno sempre più dovuto difendere non solo lo status di giornalisti, ma la loro stessa vita. In tali circostanze, la solidarietà e l’assistenza reciproca non deve essere espressa solo a parole, sottolinea il giornalista militare Aleksandr Minakov.
Ci sono state molte situazioni nella mia carriera professionale, quando entriamo in una situazione difficile, veniamo feriti, traumatizzati. A volte vien voglia di riprendere “qualcosa di caldo”, ma si capisce che io sarò leggermente di lato, mentre a riprendere è il cameraman. È una professione molto difficile, un duro lavoro.
Il significato della professione giornalistica è parlare e mostrare alla gente la verità così com’è. E per questo occorre essere rispettosi verso le persone, non importa da quale parte della barricata si è.
Gli eventi in Ucraina sono stati una seria sfida per i media. Le autorità ucraine, dall’inizio dell’operazione militare nel sud-est del Paese, hanno ucciso quattro giornalisti russi. Il fotoreporter di Rossiya Segodnia Andrey Stenin è stato cercato per quasi un mese. L’auto su cui era in missione Stenin insieme alla colonna di profughi, è stata crivellata di colpi e bruciata dai militari. Il dipendente della VGTRK Igor Korneliouk e Anton Voloshin sono morti a giugno presso Lugansk e alla fine di giugno il cameraman di Pervy Canal Anatoly Klyan è stato ferito a morte nei pressi di Donetsk. Tra le vittime del conflitto ucraino, oltre a quattro giornalisti provenienti dalla Russia, uno proveniva dall’Italia e un altro dall’Ucraina.
L’Unione Russa dei Giornalisti il 7 settembre ha tenuto un concerto di beneficenza in memoria dei corrispondenti russi, morti in Ucraina. Durante il concerto sono stati insigniti del Premio Nazionale “Kamerton”, che porta il nome di Anna Politkovskaja (LAVOCEDELLARUSSIA)