Accettò volentieri la piccola, certo non potente, tessera di socio onorario Ucsi. Accettò, lui, grande comunicatore, sorridendo. Divertito.
Ma il ricordo, adesso, va a quell’altra volta. Eravamo con lui, e con pochi altri, su a Barbiana. Nel consueto incontro di primavera. Nella scuola. L’incontro, come al solito, doveva essere lui ad aprirlo. Ma stavolta qualcosa c’era di diverso. L’uomo della parola cominciava ad avere qualche difficoltà con la parola.
E trovò la forza, quasi l’orgoglio, di chiederci un favore. Anzi di pretendere un suo diritto. “Non voglio essere ripreso” (era stata attivata una piccola telecamera per registrare la sua testimonianza a noi, giornalisti saliti lassù per cercare, nel clima che lassù si respira fresco e pulito, motivazioni sempre nuove per proseguire in un mestiere sempre complicato).
La telecamera venne chiusa, i telefonini smisero di scattare. Tutti capimmo bene. E aumentammo gli sforzi per star dietro a quelle parole. Così come uscivano.
Qualcuno, poi, lo prese sottobraccio per chiedergli come cavolo si chiamasse quella cosa che lo aveva colpito. E alla sua risposta, sincera e senza fronzoli come sempre, si capì ancora meglio che lui, prima o poi, ci avrebbe fatto un brutto scherzo.
Pochi minuti fa è arrivata la notizia. Notizia attesa. Notizia comunque dolorosa. Quel “brutto scherzo” si è completato e adesso quel ragazzo continuerà a parlarci. In altre forme. Con lo stesso sorriso. Da Lassù. Grazie di tutto, Michele.

