L’intelligenza artificiale “aggira” il copyright? Ne sono sempre più convinti gli editori americani, che stanno moltiplicando le proprie cause legali contro i colossi dell’AI.
I nuoci strumenti, scrivono in una delle ultime denunce sintetizzata dall’Ansa, sono come “un serpente che si morde la coda», capace di sfruttare i contenuti giornalistici originari compromettendo le fonti di finanziamento dei produttori di notizie”.
Per raccogliere sistematicamente i contenuti, aggirando il “paywall”, secondo gli editori americani ci sono sistemi evoluti. In questo modo però fanno diminuire alle testate traffico e introiti pubblicitari, perché gli utenti molto spesso si accontentano delle risposte sintetiche che offre loro l’’AI.
La questione è difficilmente risolvibile. Il presidente degli Stati Uniti sostiene ad esempio che “limitare l’addestramento dell’IA ostacola progressi”. Ma resta una grande questione economica globale: chi ripaga editori e giornalisti di tutti i contenuti “sottratti” per l’apprendimento dell’intelligenza artificiale? E come si fa a difendere il lavoro di chi questi contenuti li produce, cioè il giornalisti, e li diffonde (gli editori)?


