La notizia di queste ore, in parte già anticipata e confermata ufficialmente, è che Facebook continuerà sì ad accettare gli spot politici, che non verranno sottoposti al fact checking e che comquneue dovranno rispettare le linee guida senza incitare all’odio e alla violenza, ma ogni utente potrà limitarne la frequenza attraverso un’opzione da attivare.
E poi ci sarà molta più trasparenza. In particolare ci sarà un “archivio pubblico che permetterà alle persone di vedere tutti gli annunci dei politici e le campagne in corso su Facebook e Instagram, ma anche quelle passate“. E’ una risposta molto diversa da quella di Twitter (che ha bloccato gli annunci politici) e da quella di Google (che ha limitato la targettizzazione degli utenti) e si applicherà non solo a Facebook, ma anche a Instagram.
Per Facebook le decisioni sugli annunci pubblicitari politici non dovrebbero essere prese da società private. Servirebbe invece “una regolamentazione che si applicherebbe a tutto il settore”. E’ quello che hanno già fatto le Autorità pubbliche indipendenti (in Italia l’Agcom) per i media tradizionali, soprattutto la televisione. Ma la frontiera di internet e dei social, di fatto, non è ancora ‘presidiata’.

