27 Settembre 2024
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L’AI amplifica la disinformazione e la produzione di dati

Le false notizie e più in generale la distorsione della realtà sembrano un segno caratterizzante dello sviluppo della civiltà umana. I media devono ritrovare la loro credibilità e gli individui devono essere capaci, suggerisce Byung-Chul Han, di uscire dalla “caverna digitale”di Francesco Pira Ormai, stiamo vivendo una nuova cultura del tempo e dello spazio. Le piattaforme virtuali creano veridicità all’interno di frame costruiti per “sostituire” il reale con la sua rappresentazione.Il processo di influenza è completamente cambiato. Il sociologo Enrico Menduni ha scritto: «Un condizionamento che avviene all’interno di uno schema ben definito, quello secondo il quale l’influenza diventa possibile allorché si ammanta dell’autorità di chi ha successo, di chi è riuscito nel suo campo, di chi ha dimostrato il suo valore sugli avversari», e ha pienamente ragione. Gli individui sono immersi nei flussi mediatici e utilizzano le interfacce tecnologiche per capire il mondo. Questo comporta un rischio, ossia che la visione sia distorta o falsa, con un processo di adattamento all’ambiente fortemente condizionato dallo strumento.Siamo di fronte ad un problema evolutivo: un apprendimento condizionato dai media, ed è del tutto evidente che non può essere il medium a guidare il processo evolutivo. La tecnologia sta colonizzando tutti gli ambienti e le sfere dell'agire sociale, introducendo regole non dichiarate, che conducono gli individui a un agire orientato e “guidato” dalla tecnologia, o per meglio dire dai suoi sviluppatori. Una comunicazione inquinata A trasformarsi è anche il concetto di credibilità informativa. Un sistema di influenza del tutto nuovo che non solo diffonde continuamente contenuti, ma veicola tantissime fake news e deep fake. Il conflitto russo-ucraino e la guerra in Medio Oriente ci hanno dimostrato quanto la disinformazione sia diventata una pericolosa arma di guerra. Sono tanti i siti nati con lo scopo di far circolare false narrazioni sugli scontri bellici. In realtà, la vera guerra dovrebbe essere fatta alle fake news. La società degli algoritmi e dei dati preoccupa e a parlarne sono proprio gli esperti.Mi ha colpito l'intervista che il professore Luciano Floridi, voce autorevole della filosofia contemporanea e fondatore del Digital Ethics Lab dell'Università di Yale, ha rilasciato al giornalista Massimo Sideri, per il Corriere della Sera, lunedì 23 Settembre 2024 (pag.35). Sideri ha chiesto a Floridi se nel suo libro, Filosofia dell'informazione, vuole criticare una società che si è appiattita sulla bulimia dei dati e che non si chiede quale sia la differenza tra dati e conoscenza e dunque informazione. Floridi ha risposto con queste parole: «Direi di sì, perché nella società dei dati c'è bisogno di portare consapevolezza sulla loro natura. Oggi ancora di più perché l'AI li trasforma in informazione: di fatto la stiamo usando come interfaccia per la navigazione, laddove il motore di ricerca non è più sufficiente. Non ci accontentiamo solo di una lista di link, ma vogliamo una sintesi già pronta della società del dato».

E ancora Sideri ha domandato a Floridi quanto sia necessario correre ai ripari e lui ha affermato: «Dobbiamo già riparare i danni sull’informazione. Qualche mese fa abbiamo passato la soglia dei 10 mila articoli scientifici pubblicati da importanti riviste ma ritirati perché ciarpame. La metafora è quella dell’inquinamento: stiamo producendo smog che fa male. Perché tanto quegli articoli sono già cibo per addestrare l’AI. Se volessimo fare fantascienza e portassimo l’AI al tempo delle streghe e del terrapiattismo l’algoritmo collegherebbe un miliardo di data point e ci direbbe che le streghe esistono e la Terra è piatta».

L’era della disinformazione viene alimentata dai mass media e dai social media. Siamo sommersi, in questa epoca, da una over-produzione di dati che devono essere decifrati, interpretati e compresi. A dirlo sono anche le mie ricerche e gli studi che ho condotto sulle fake news.

Ricostruire credibilità

Non ci sono dubbi sul fatto che il giornalista deve diventare un analista capace di analizzare i dati e i flussi che si generano anche sui social, per costruire le proprie storie e inchieste.
L’intelligenza artificiale deve essere utilizzata per portare benefici nella vita dell’uomo. Ci sono già risultati molto importanti e considerevoli in diversi settori della società. L’AI non può essere sfruttata per distruggere e fare del male agli altri.

Papa Francesco, come riporta l’Avvenire, https://www.avvenire.it/papa/pagine/lieve-stato-influenzale-per-il-papa-sospese-le-udienze ha consegnato un discorso ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze. Ancora una volta ha scelto di affrontare il tema dell’Intelligenza Artificiale: «Può rivelarsi benefico per l’umanità, ad esempio promuovendo innovazioni nei settori della medicina e dell’assistenza sanitaria, così come aiutando a proteggere l’ambiente naturale e consentendo l’uso sostenibile di risorse alla luce dei cambiamenti climatici. Tuttavia può anche avere gravi implicazioni negative per la popolazione, specialmente per i bambini e gli adulti più vulnerabili. Inoltre, occorre riconoscere e prevenire i rischi di usi manipolatori dell’Intelligenza Artificiale per plasmare l’opinione pubblica, influenzare scelte di consumo e interferire con i processi elettorali».

Le false notizie e più in generale la falsificazione, distorsione della realtà sembrano un segno caratterizzante dello sviluppo della civiltà umana e bisogna invertire questa tendenza.

I media devono ritrovare la loro credibilità e gli individui devono essere capaci, suggerisce Byung-Chul Han, di uscire dalla «caverna digitale che li tiene intrappolati nelle informazioni. La luce della verità è completamente spenta. Non c’è affatto un esterno rispetto alla caverna delle informazioni. Il rumore delle informazioni offusca i contorni dell’essere. La verità non fa rumore».

Così, come ha ricordato Papa Francesco, «la dignità intrinseca di ogni persona e la fraternità che ci lega come membri dell’unica famiglia umana devono stare alla base dello sviluppo di nuove tecnologie» e non è possibile che a trionfare siano le false verità.