1. Il 2016 è stato certamente l’anno delle “bufale”; c’è un modo per contrastarle?
Il ritorno alla preparazione storico-culturale (per capire quel che succede e si vuol raccontare) e a quella tecnico-professionale. Tornerei anche al controllo vero dei capiservizio e capi redattori, correggendo e pure “buttando” per rifare. Quante grandi firme e grandi direttori hanno pubblicamente ringraziato Lamberto Sechi che faceva rifare anche sette volte una breve per Panorama…
2. Per cos’altro si è caratterizzato il 2016?
Per l’incapacità di leggere la società, come nei casi clamorosi delle elezioni negli Stati Uniti e del referendum in Italia. E’ la ragione di fondo per la quale i giornali e i giornalisti perdono credibilità, e i giornali anche le copie.
3. EIl nuovo anno invece cosa porterà al mondo della comunicazione? Quale situazione emergerà?
Più che una previsione, posso un auspicio? La professione giornalistica raddrizzi la schiena, parli ed applichi la rigorosità; non faccia domande banali e verifichi le risposte, quindi replicando; non si confonda nei salotti, si spenda nei dibattiti che aggiungono conoscenze e valutazioni, sempre rispettosi del pluralismo delle opinioni.

