Il presidente dell’agenzia ha messo in evidenza che in questo periodo di tempo l’impegno dei giornalisti del Redattore è “stato e sarà sempre quello di far conoscere la realtà e soprattutto di abbattere i pregiudizi lottando per la dignità e il rispetto di tutti”. Per don Albanesi “la ‘bulimia’ richiamata nel titolo del convegno è una specie di malattia ‘ossessiva’ che, però, deve spingere i giornalisti a interrogarsi sulle notizie diffuse e ricevute. Interrogarsi vuol dire capire da chi sono gestite e con quale autorità e, ancora più importante, a quale realtà sono dirette”. Secondo il presidente della Comunità di Capodarco c’è una “vera e propria dipendenza dal flusso informativo. Una dipendenza che non può essere gestita, se non attraverso l’introduzione di un criterio pedagogico, o quanto meno con l’impegno, da parte di chi fa informazione, di presentare la realtà, sia quando è positiva e propositiva che quando è negativa e difficile da trattare”. In questo senso, “oggi i giornalisti sono aiutati da circostanze esterne, che ti costringono a pensare e riflettere, imponendo a volte un ‘riequilibrio forzato’ di alcuni valori. Le culture e le civiltà moderne, infatti, tendono a esaurirsi, soprattutto quando ‘mangiano se stesse’. La cultura occidentale, ad esempio, sta uccidendo la ricchezza, sta distruggendo l’ambiente e le relazioni e questi sono valori che è necessario riscoprire”.
Marco Tarquinio, direttore del quotidiano Avvenire, ha richiamato la necessità di un’informazione che “affronti i grandi problemi” declinandoli sul territorio e che non prescinda da quei valori che non sono e non potranno “mai essere negoziabili”. Perché se il “dovere della professione di giornalista è raccontare le cose come stanno” quello di un cattolico è “mettere l’accento su questioni sociali e dar voce alle realtà più deboli che non hanno la forza di farsi sentire da sole”. I media cattolici, ha concluso, possono offrire un “importante contributo” perché tutto ciò avvenga. In questo contesto non è possibile dimenticare l’esperienza delle 189 testate della Federazione italiana settimanali cattolici e della loro agenzia Sir/SirEuropa.
Avere un rispetto vero per gli altri e per le loro idee. “Abbiamo il dovere di fare un’informazione corretta, obiettiva e veritiera e questo non può succedere se non si ha un rispetto vero per gli altri e per le loro idee, anche se non corrispondono alle nostre”. Ad affermarlo è Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti che rivolgendosi ai giornalisti ha sottolineato la differenza tra comunicazione e informazione. “Non sono la stessa cosa – ha detto – e non si deve cadere nell’errore di confonderle. Ciò che a volte è altamente comunicativo e di grande impatto, infatti, il più delle volte non è utile ai fini dell’informazione e serve solo a rendere accattivate e interessante una notizia che diversamente non sarebbe tale. Se non teniamo ben presente questo aspetto possiamo pregiudicare la qualità delle notizie trasmesse”. (SIR)
LE BULIMIE DELLA COMUNICAZIONE: NO A NOTIZIE SENZA QUALITA’ E DALL’ABBUFFATA ALLA SOBRIETA’.
"Intasano il cervello, provocano sazietà illusorie e sono difficili da ‘curare'. Sono le moderne bulimie legate alla comunicazione, ovvero come informiamo e come siamo informati. Dentro i vari spazi virtuali ci nutriamo in modo sempre più compulsivo di poche notizie rimasticate all'infinito, di cronaca frammentata, di dichiarazioni e opinioni. Come difendersi? Come tenere in funzione il filtro dello spirito critico?". Di questo si e' discusso a Capodarco di Fermo, nell'ambito del XVIII seminario di formazione dal titolo "Bulimie. Dalle abbuffate virtuali alla sobrietà dell'informazione" promosso da Redattore Sociale per i suoi dieci anni di attivita'. Presenti oltre cento giornalisti, provenienti dalle diverse realtà della comunicazione in Italia. Il titolo del seminario, hanno precisato i promotori, viene suggerito da "un'abbuffata quotidiana" di notizie che è "effetto e causa di bulimie di altro tipo, ben più radicate nella nostra pseudo convivenza civile: la bulimia del consumismo, dei dogmi della ‘legge del mercato' e della crescita che non ha alternative, della ‘visibilità' e della difesa dei privilegi."Negli ultimi anni abbiamo subito un ‘attacco' tecnologico di strumenti di informazione. In questa logica la domanda di fondo da porsi è: ‘tutta questa comunicazione a che serve? Dove porta?' Forse, la crisi che stiamo vivendo può essere un'occasione per ritrovare le questioni di fondo, sia nella società che nella comunicazione. Occorre, quindi, ritornare alla narrazione della realtà". Lo ha detto al SIR don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco e dell'agenzia Redattore sociale.

