7 Luglio 2017
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Le buone notizie, la comunicazione e il volontariato. Incontro a Torino.

L’importanza della buona notizia nel binomio comunicazione-volontariato: di questo e molto altro si è discusso mercoledì durante l’incontro “La Comunicazione Sociale oggi – Come favorire l’incontro tra giornalisti e volontariato”, ospitato nel prestigioso Teatro di Rete7 di Torino.

UCSI

L’iniziativa – organizzata dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte in partnership con Vol.TO – ha visto affrontare diversi argomenti inerenti la corretta trattazione dei temi sociali; dalla scelta del linguaggio più congruo all’importanza di veicolare notizie efficaci. Stefano Arduini, relatore dell’incontro e redattore-capo del magazine “Vita”, ha sottolineato al riguardo: «Lo scopo primario della comunicazione è quello di ‘mettere in comune’, condividere e rendere fruibili le notizie. In questo senso la Buona Comunicazione trasmette sempre buone notizie: non necessariamente dal contenuto felice, ma approfondito e veritiero in ogni sua parte. Ecco perché titoli e sommari sono fondamentali quanto il testo stesso per trasmettere efficientemente un messaggio».

Anche il direttore di “Redattore Sociale”, Stefano Trasatti, concorda e sottolinea inoltre che titoli e sommari dal sapore “mieloso”contaminano la veridicità dell’informazione trasmessa. «Angeli del fango», «Eroi», «Esercito del bene» e non solo: simili definizioni retoriche non descrivono appieno le tante sfaccettature del volontariato, che appare come un’attività aproblematica e fiabesca. «Spesso i media si sottomettono erroneamente a tre cliché: quello del “volontariato che piace” – mitizzato – del “volontariato che piace sui social” – acchiappa-like – e del “volontariato che si piace” – autocelebrativo. I volontari non sono le vittime sacrificali che vengono dipinte ma persone consapevoli, che scelgono di vivere nell’altruismo e ne traggono soddisfazione».

Non solo teoria: durante il congresso Salvatore di Salvo, consigliere nazionale Ucsi, ha rilevato che il modo di comunicare e di fare questo mestiere ci costringe a far risaltare le brutte notizie che fanno aumentare i dati di ascolto, l’escalation all’interno delle redazioni e, magari a far vendere copie, oppure acquisire like nel mondo del web. Qui è il punto dolente del nostro mestiere: fino a che punto è giusto insistere su una notizia, ad esempio, di cronaca nera, seguire le vicende di una persona che ha commesso un crimine, raccontare i retroscena di un atto di violenza? Interrogativi che da tempo trovano cittadinanza nelle riflessioni in seno alle categorie professionali, o più frequentemente nelle redazioni delle testate giornalistiche. Certo non si possono ignorare questi fatti e non solo per quel diritto di cronaca che alimenta la ricerca e riempie le pagine dei nostri giornali, ma soprattutto per il rispetto che si deve alle vittime di questi avvenimenti, alle famiglie lacerate da episodi che, forse, non si potevano nemmeno immaginare.”
Di Salvo porta l’esperienza della “buona notizia” raccontando di come “TeleStrada Press” abbia concretamente unito giornalismo, buone notizie ed attività socialmente utili. Giornale di strada siciliano, la sua redazione è composta da persone senza dimora o in condizione di povertà e disagio: «Il giornale viene ceduto ad offerta libera, indicativamente a 2 euro a copia. Più della metà del guadagno va ai redattori, fornendo loro un aiuto concreto dal punto di vista economico». Dunque una buona notizia in ogni senso possibile, che “fa del bene” e “comunica bene”, avvicinando il Giornalismo alla strada e ad ogni persona che la abita.

Anche Alessandra Ferraro, vice caporedattore RAI Valle d’Aosta, invita i professionisti in sala a non smettere mai di raccontare belle storie: «Non solo cronaca nera e scandali che fomentano odio e violenza, anche le buone notizie possono dare ottimi risultati in termini di qualità e visibilità, conquistando le prime pagine. Con le loro fake news, i mass media non devono trasformarsi in un’arma di distruzione di persone e popoli. Amare la verità,vivere con professionalità e rispettare la dignità umana: sono questi i requisiti necessari per comunicare nel sociale».

Infine Antonino Calandra, giornalista vicesegretario Associazione Stampa Subalpina, dopo avere coordinato con successo l’incontro conclude: «Non dimentichiamoci che comunicare significa plasmare con il cuore e la mente ciò che arriverà agli occhi e alle orecchie di moltissime persone. Il giornalismo, che riguardi temi sociali o meno, non è solo cronaca asettica. È dare voce a vere e proprie storie che attendono di essere raccontate». Perché ogni storia merita di essere narrata. Durante il corso sono inoltre intervenuti Antonio Borra – Avvocato e giornalista- con Silvio Magliano – presidente del Centro Servizio per il Volontariato Vol.TO.