10 Ottobre 2026
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La decisione dek Tar, dopo quella della Corte europea, dovrebbe accelerare anche il percorso di approvazione delle norme sull'equo compenso

‘Le piattaforme paghino per i contenuti giornalistici che utilizzano’

le piattaforme dovranno pagare per i contenuti giornalistici che diffondono

redazione

Le piattaforme digitali devono pagare gli editori «per l’utilizzo dell’informazione giornalistiche». Il Tar del Lazio conferma così la legittimità del regolamento Agcom, dopo il ricorso di Meta.

Nel maggio scorso c’era già stata l’interpretazione da parte della Corte di giustizia europea. La decisione era che «la direttiva in questione non osta a una normativa nazionale che prevede un’equa remunerazione come corrispettivo dell’autorizzazione a utilizzare le pubblicazioni concessa ai prestatori di servizi della società dell’informazione».
Da qui l’appello dell’Ordine dei giornalisti e della Federazione della Stampa perché si approvino al più presto le norme sull’equo compenso, che riversino quelle risorse “a cascata” dalle piattaforme.

Il Comitato esecutivo dell’Ordine, in una nota, evidenzia di aver stabilito già nel 2023 le tabelle per i compensi, a tutela soprattutto di giornalisti autonomi e free lance.

«Ora – dichiara altresì Alessandra Costante, segretaria della Fnsi – stabilita la legittimazione dell’equo compenso per gli editori, magari gli stessi editori si decideranno a riconoscere la percentuale prevista per legge (tra il 2% e 5%) e attraverso accordi sindacali (sempre come dice la legge) alle redazioni che lavorano ai contenuti editoriali che finiscono sul web».