Questo limite in pratica passerebbe da 15 a 30 milioni, consentendo – sempre secondo l’associazione – di favorire alcuni gruppi nazionali.
«La norma non può essere condivisa laddove non sia inserita in un riassetto complessivo del settore che preveda una rigida normativa antitrust che garantisca il mantenimento del pluralismo e della concorrenza», si legge in una nota.
Non solo: Aeranti-Corallo vuole che non venga modificato il divieto di utilizzo di marchi nazionali a livello locale. Non si tratta solo di “immagine”, è anche un problema di misurazione dell’audience.

