Reporters sans frontières pubblica il nuovo rapporto sulla libertà di stampa, che registra per l’Italia una perdita di 7 posizioni. Siamo alla vigilia delle giornata internazionale Unesco dedicata proprio a questo tema (leggi qui le novità per l’Italia)-
La Norvegia resta in testa e l’Eritrea in fondo. L’Italia perde 7 posizioni, e scivola al 56° posto. Colpa di criminalità, ingerenza politica, precarietà, querele temerarie. Subito dietro la Norvegia ci sono altri Paesi del Nord Europa: Olanda, Estonia, Danimarca e Svezia.
Più di metà dei Paesi comunque «sono in situazione ‘difficile’ o ‘molto grave’,.Registriamo l’arretramento degli indici (economico, legale, securitario, politico, sociale)usati per realizzare il ranking».
C’è un dato che più di ogni altro lo spiega. Nel 2002 il 20% della popolazione mondiale viveva in un paese dove lo stato della libertà di stampa era “buono”, venticinque anni dopo, ora capita soltanto all’1% della popolazione.
E «l’aspetto più critico è quello sugli aspetti legali, a segnalare come la professione giornalistica sia sempre più criminalizzata».
C’è un clima politico sempre più ostile nei confronti dei giornalisti, mentre il settore non regge l’urto della tecnologia e della sostenibilità economica.
Leggiamo nel rapporto che «la “Rai, principale emittente pubblica del Paese, sta subendo crescenti interferenze dirette volte a trasformarla in uno strumento di comunicazione politica al servizio del governo». E che «una certa paralisi legislativa ostacola l’adozione di diverse propo.ste di legge volte a tutelare, se non migliorare, la libertà di espressione giornalistica».
La Federazione della Stampa, alla luce di questo nuovo rapporto, esprime preoccupazione e chiede che si sblocchi la trattativa sui nuovi contratti, fermi da 10 anni.
penalizzata sia dal punto di vista legislativo sia da quello economico”, le parole della segretaria generale Alessandra Costante.
“In Italia il principale contratto di lavoro dei dipendenti è scaduto da 10 anni e le trattative per il rinnovo hanno già portato a 3 giorni di sciopero: non solo è stato eroso il potere di acquisto dei nostri stipendi, ma gli editori nelle redazioni stanno erodendo anche istituti contrattuali e quindi diritti.


