Quando sbarcarono tra la gente, nel 2007, gli eBook erano stati salutati come il futuro dell’editoria. I più facili agli entusiasmi profetizzavano la scomparsa della carta: I libri erano troppo ingombranti, pesanti. I libri digitali stavano invece a decine in un piccolo apparecchio, meno di un tablet, leggero, con uno schermo che facilita la lettura. Come spesso accade, però, le profezie non si avverano: a 10 anni dal lancio gli eBook non solo non hanno sfondato come ci si aspettava, ma stanno crollando; e la gente torna a leggere i libri tradizionali.
I numeri della Aap (l’equivalente della Fieg in Italia) parlano chiaro: nel 2016 negli Stati Uniti sono stati venduti libri elettronici per 1,1 miliardi di dollari, in caduta del 17%, lo stesso livello del 2011.
Tutto il mercato dei libri (che include anche testi scolastici e religiosi) vale 14 miliardi: gli eBook sono dunque meno del 10% e un quinto rispetto ai libri commerciali (copertina rigida e tascabili) che totalizzano 5 miliardi.
Perché la difficoltà degli eBook? Gli editori americani hanno un’idea ben precisa: «È la conseguenza della “Fatica Digitale” – spiegano negli uffici della AAP – oggi le persone stanno molte ore davanti a uno schermo, e dunque preferiscono tornare alla carta quando si svogliono svagare e leggere».
Gli eBook non scompariranno, ma non sostituiranno nemmeno i vecchi libri; sono uno dei tanti modi per leggere e rimarranno una nicchia. È ormai evidente che non ci sarà nessun sorpasso: la carta non muore.

